Licenziamento per giustificato motivo soggettivo e oggettivo

Un focus sul licenziamento per giustificato motivo e le differenze con il licenziamento per giusta causa.

Sebbene il tema produca molta confusione, è bene non confondere l’ipotesi di licenziamento per giustificato motivo, dall’ipotesi di licenziamento per giusta causa. Cerchiamo dunque di fare chiarezza concentrandoci sul primo (che, contrariamente al licenziamento per giusta causa, produce ad esempio l’obbligo di preavviso per il datore di lavoro), distinguendo le fattispecie di licenziamento per giustificato motivo oggettivo, da quelle di giustificato motivo soggettivo.


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Licenziamento per giustificato motivo oggettivo

Il licenziamento per giustificato motivo soggettivo si poggia su un “notevole inadempimento degli obblighi contrattuali” da parte del lavoratore, sebbene non in maniera così grave da non consentire la prosecuzione del rapporto di lavoro nel periodo di preavviso, come invece avverrebbe nelle ipotesi di licenziamento per giusta causa, per il quale non vi è l’obbligo di rispettare i termini di preavviso.

Numerosi sono le determinanti che potrebbero far rientrare la fattispecie all’interno delle ipotesi di licenziamento per giustificato motivo soggettivo: si pensi al dipendente che si allontana dal posto di lavoro senza giustificazione, alle minacce, all’assenza per malattia oltre il periodo consentito, e ad altre violazioni gravi del contratto di lavoro.

Tendenzialmente, e in attesa delle novità legislative preannunciate, i licenziamenti per giustificato motivo soggettivo ricalcano quanto già visto in occasione del licenziamento disciplinare.

Licenziamento per giustificato motivo oggettivo

Contrariamente al giustificato motivo soggettivo, il giustificato motivo oggettivo riguarda invece delle “ragioni inerenti all’attività produttiva, all’organizzazione del lavoro e al regolare funzionamento di essa”. Pertanto, sono ragioni che prescindono dal comportamento del lavoratore, riguardando invece fenomeni più ampi come la cessazione dell’attività, il fallimento, la riorganizzazione aziendale, e così via.

Differenze con il licenziamento per giusta causa

Diverse sono le differenze tra il licenziamento per giustificato motivo e quello per giusta causa. Sul piano pratico, si evidenzia principalmente una minore gravità delle ipotesi di licenziamento per giustificato motivo rispetto a quelle di giusta causa: pertanto, in caso di licenziamento per giustificato motivo, il datore di lavoro è tenuto a dare un periodo di preavviso al proprio lavoratore, come stabilito all’interno dei contratti collettivi. Se invece non desidera la collaborazione del proprio lavoratore nel periodo di preavviso, dovrà corrispondergli l’indennità di mancato preavviso, che corrisponderà alla retribuzione complessiva che sarebbe spettata allo stesso lavoratore nel caso in cui avesse effettivamente lavorato nello stesso periodo.

Si ricorda invece che in caso di licenziamento per giusta causa, il rapporto di lavoro si interromperà immediatamente, e il datore di lavoro non sarà tenuto a corrispondere alcuna indennità di mancato preavviso.




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