Licenziamento per il padre che non rimane con il figlio in caso di congedo parentale

La recente pronuncia della Corte di Cassazione n. 509/2018 ha definito in maniera precisa le regole per evitare il licenziamento durante il congedo parentale.

La recente pronuncia della Corte di Cassazione n. 509/2018 ha apportato un’interessante valutazione circa le conseguenze cui va incontro il dipendente che, in assenza per congedo parentale, viene in realtà scoperto non essere in compagnia del figlio. L’effetto di un simile comportamento è stato legittimato nella sanzione più grave, il licenziamento, senza che in sede di giudizio il dipendente possa maturare la speranza di veder ribaltato la scelta dell’azienda di licenziarlo. Ma per quale motivo la Corte di Cassazione ha confermato il giudizio della Corte territoriale?


Congedo parentale

Abuso del diritto di congedo parentale

Iniziamo con il ricordare come il dipendente, per difendere il suo comportamento, dichiarava come nel Testo Unico di riferimento, nelle parti dei diritti spettanti in caso di paternità, non fossero presenti dei riferimenti che lasciassero intendere che il congedo parentale dovesse essere fruito assicurando al proprio figlio minore di età una presenza di natura “prevalente”. Sempre secondo il lavoratore e i suoi legali che lo hanno assistito nei vari gradi di giudizio, l’istituto del congedo parentale sarebbe finalizzato solo a permettere il soddisfacimento delle necessità di affezione e di relazione del figlio, senza prevedere pertanto dei termini di riferimento temporali (o altro) che potessero far dipendere la correttezza nella fruizione di questo diritto.

Giunto in sede di Cassazione, i giudici della Suprema Corte non hanno però ritenute valide queste motivazioni, sostenendo che i motivi addotti a giustificazione configurerebbero invece la volontà di “aggirare” i principi cui è ispirato il congedo parentale. In particolar modo, gli Ermellini hanno rammentato come sia vero che questa motivazione di assenza dal proprio posto di lavoro sia un diritto potestativo, ma è anche vero che la sua fruizione non può mai essere completamente discrezionale, e non si può certamente pretendere che non possa essere subordinato a qualche controllo. Di fatti, nel caso in cui il dipendente abusi di questo suo diritto, riconosciuto dal legislatore, il suo comportamento sarà suscettibile di ledere la fiducia che in lui ha riposto il proprio datore di lavoro. Non solo: priverà il datore di lavoro della prestazione occupazionale che il dipendente avrebbe dovuto garantire se non avesse fatto ricorso al congedo parentale, e in modo considerato ingiusto. Si aggiunga inoltre che in queste ipotesi la percezione dell’indennità che viene erogata dall’istituto di previdenza, risulterà essere indebita.

Congedo parentale, ecco le attività ammesse

Ma quali sono le attività che il padre può dunque esercitare durante il suo periodo di congedo parentale? Quali sono i limiti che i giudici hanno posto per poter comprendere quando il comportamento del genitore è “valido” o è “suscettibile” invece di poter essere addotto come motivo di legittimo licenziamento? Nelle sue motivazioni, la Cassazione ha precisato come non è necessario che il padre in congedo parentale eserciti un’altra attività lavorativa per poter essere licenziato. È infatti sufficiente che si dedichi ad altre attività che non siano direttamente collegabili all’assistenza e alla cura diretta del proprio figlio minore.

Dunque, secondo i giudici della Suprema Corte non sarebbe tanto ciò che il genitore compie durante il periodo di congedo parentale ma… quello che non fa, nell’interesse del proprio figlio.




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