Liberi professionisti, quanto sono realmente “autonomi”?

Tra crisi e difficoltà, i liberi professionisti si scoprono molto meno autonomi di quanto vorrebbero...

Negli ultimi giorni ha assunto particolare rilievo il gruppo di statistiche emerse da “Vita da professionisti“, una ricerca rivolta ai soggetti non dipendenti, realizzata dall’Associazione Bruno Trentin in collaborazione con la Consulta delle professioni della Cgil e della Filcams Cgil. All’interno della ricerca, una panoramica non così “scontata” sulla vita dei liberi professionisti, la cui autonomia professionale è spesso messa a dura, durissima prova dalla realtà dei fatti.


Insomma, quanto sono realmente autonomi i liberi professionisti?

Per cercare di fornire una risposta attendibile ci si può ricollegare a quanto, qualche giorno fa, indicava Beatrice Migliorini su Italia Oggi (15/4/15) a corredo dello stesso studio. Pare infatti che su un campione di 3,4 milioni di professionisti in Italia, poco meno del 50% – pur non essendo formalmente dipendente – non raggiunge un adeguato livello di autonomia nello svolgimento del proprio mestiere.

Più precisamente, l’analisi indica come, sulla base dell’osservazione della combinazione di alcuni fattori come reddito, sede, orari e strumenti di lavoro, solamente il 46% dei soggetti riesca a registrare un livello di autonomia “completo“.

Ancora più nel dettaglio, la ricerca ha mostrato come il 46,2% del campione sia effettivamente in possesso di una partita Iva in regime normale, il 22,7% aderisca al regime dei minimi e il 5,2% rientri nelle attività di impresa. La parte rimanente viene invece suddivisa nel 18,1% di parasubordinazione, nel 3,8% di cessione di diritti d’autore, nel 2,6% dei dipendenti e nell’1,4% di inserimento al lavoro.

Tuttavia, il dato più interessante è il successivo: al campione è infatti stato richiesto per quanti committenti svolgessero la propria attività professionale. È dunque emerso che ben il 17,3% ha dichiarato di lavorare per un unico committente, e che il 33,3% del campione ha dichiarato di lavorare per più committenti, con un committente principale. Il 49,4% lavora invece per più committenti.

Nella nota a margine dello studio la Cgil ricorda inoltre come circa un terzo della platea dei soggetti interessati riceva l’80% del proprio reddito da un unico committente, e che chi ha più committenti ha mediamente anche redditi più elevati. Insomma, i liberi professionisti sono molto meno autonomi di quanto si possa pensare, e devono il proprio tenore di vita alle fortune relazionali con uno, o pochissimi committenti.

 



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