Se l’Eurostat contraddice l’Istat: consumi italiani in calo

I due istituti di statistica sembrano delineare scenari diversi, ma chi ha ragione?

Cosa succede quando il quadro tracciato dall’istituto nazionale di statistica viene messo in discussione dal suo corrispettivo europeo? E’ quello che dovranno capire gli italiani, visto che gli ultimi dati diffusi dall’Eurostat non coincidono con quelli dell’Istat. Almeno in riferimento ai consumi pro-capite che, secondo l’ente europeo, in Italia sono andati sempre più giù. E non si tratta dell’unica brutta notizia: ai trionfalismi di quanti hanno certificato, nel Bel Paese, un calo del tasso di disoccupazione, l’Eurostat ha infatti risposto con stime diverse, che documentano il passaggio di molti disoccupati nelle fila degli inattivi.


Ma andiamo con ordine: secondo l’Eurostat, l’Italia è il Paese europeo in cui il calo dei consumi pro-capite (misurati in Standard di potere d’acquisto) è risultato più profondo, passando dal 103% del 2012 al 98% del 2014. Peggio di noi solo Cipro, mentre il divario con il Lussemburgo (che ha un indice di consumi superiore del 50% a quello italiano) risulta, per il momento, insanabile. E c’è di più: secondo l’Eurostat, l’entusiasmo suscitato dalle ultime rilevazioni dell’Istat, che hanno documentato un lieve calo della quota dei disoccupati, dovrebbe essere ridimensionato. Perché? Perché una buona parte di questi presunti ex disoccupati sarebbe andata a infoltire la schiera degli inattivi ovvero di coloro che non sperano più di trovare un impiego e hanno dunque smesso di cercarlo. Nel primo trimestre del 2015, il fenomeno avrebbe coinvolto il 35,7% dei disoccupati italiani, contro una media europea ferma, invece, al 16,8%. 

Il sentore dei più maliziosi è che l’Istat tenda a fornire uno spaccato “edulcorato” della nostra situazione socio-economica, in linea con i toni ottimistici a cui molti rappresentanti del Governo fanno spesso ricorso. E che l’attendibilità delle sue indagini, calate nel contesto europeo, venga almeno in parte compromessa. A rinforzare i sospetti sull’inoppugnabilità dell’operato dell’Istat, è anche l’importanza che i più riconoscono, invece, al ruolo dell’Eurostat. Che non deve solo raccogliere ed elaborare i dati di tutti gli Stati membri, ma coordinare anche una metodologia statistica comune, che renda il confronto tra i vari Paesi quanto più agevole possibile. Ed è proprio da questo confronto che, almeno per quanto riguarda i consumi pro-capite, l’Italia è uscita con le ossa rotte.




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