Lettera di presentazione: se è sempre uguale non serve a niente

Scrivere una lettera di presentazione e poi mandarla sempre uguale a tutti allegandola al curriculum è un'operazione decisamente sconsigliata.

Chi manda un curriculum per un posto di lavoro è fortemente incentivato, volendo scherzarci su quasi moralmente costretto, a spedire assieme al primo anche la lettera di presentazione. La domanda di rito che viene in mente è: serve davvero? Beh, sì, serve davvero, abbiamo già trattato l’argomento a più riprese, quindi basta con questi dubbi vecchi, di più, obsoleti. Certo è che scriverne una e poi spedirla indistintamente a tutti servirà a poco. Diversamente, non servirà proprio ad un bel niente. Chi legge una lettera di presentazione è chi dovrebbe assumere, vale a dire chi è chiamato a scegliere un candidato, oppure a scartarlo. Per fare questo deve conoscerlo almeno un po’ e non lo può certo fare attraverso un freddo (seppur ottimamente redatto) curriculum, ovvero una lista di skills e caratteristiche che ben poco descrivono la persona che c’è dietro, che cosa pensa, come si pone, che cosa vuole.


lettera di presentazioneUna lettera di presentazione va quindi progettata e scritta per il posto per il quale ci si candida. Per fare più in fretta, è anche possibile redigerne diversi modelli suddivisi per settori lavorativi, ma ricordandosi sempre di modificare ed adattare a seconda dei posti per i quali ci si propone e le aziende alle quali la si invia (una multinazionale è diversa da una piccola ditta artigiana, anche se magari quest’ultima è un’eccellenza) le parti di testo più specifiche. Mandarla uguale a chiunque invece, farà capire ai riceventi che l’obiettivo è una sorta di “‘ndo cojo cojo”, assolutamente legittimo, ma solitamente poco proficuo e ancor meno apprezzato.

A cosa serve quindi, di preciso, una lettera di presentazione mirata?

#1) Ad accompagnare il curriculum. Che in diversi casi, se spedito da solo potrebbe venire snobbato, ignorato e magari cestinato senza nemmeno essere letto. Non è detto che accada ovviamente, ma il gioco non vale la candela. Fare un curriculum con tutti i crismi è un lavoro certosino. Rischiare che non venga nemmeno letto per non essersi preparati anche una lettera d’accompagnamento non è proprio quel che si suol dire la scelta migliore.

#2) A far capire ai recruiter le intenzioni del candidato rispetto al lavoro. Il modo in cui ci si presenta è fondamentale. E’ pur vero che alcuni sono ottimi lavoratori, ma trovano lo stesso difficoltà perché non sanno presentarsi, e questo li fa certamente arrabbiare visto che magari si vedono passare davanti persone molto meno preparate e volenterose ma con grandi doti da PR. Però, non si può pensare che un recruiter intuisca letteralmente “a naso” chi è bravo ma si presenta male e chi invece si presenta benissimo ma è uno scansafatiche o un incompetente. La lettera di presentazione è utile al datore di lavoro per almeno provare a capire le intenzioni ed il modo di porsi del candidato. Da lì, rischiando ovviamente di fare un buco nell’acqua, chi deve assumere cerca di trarre il maggior numero di informazioni possibile, per poi incrociarle, analizzarle e giungere ad una conclusione, positiva o negativa che sia.

#3) Dimmi come scrivi e ti dirò chi sei. Soprattutto per posti che prevedono mansioni d’ufficio, la scrittura è importantissima. La forma delle frasi, la grammatica, l’attenzione (o meno) agli errori di battitura ed ai refusi dicono molto sul candidato e sulla sua capacità e volontà di essere preciso. Ora, una chiosa sul tema potrebbe essere questa; tornando al discorso fatto inizialmente:una lettera di presentazione sempre uguale e contenente errori o refusi, arriverà a qualsiasi azienda venga spedita con errori o refusi. Se a questo ci aggiungiamo tutti gli altri problemi sopra affrontati, aspettarsi risposte, in questo caso, potrebbe essere fortemente illusorio.




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