Lettera di presentazione: come faccio a renderla interessante?

L'essenziale è non tediare chi legge. E non incorrere in errori grossolani. Tutto il resto sta nel buon senso e nell'originalità che riuscirete a dosare

Mettetevi nei panni di un selezionatore che deve, ogni giorno, passare in rassegna un certo numero di candidature. Scorrere le righe di centinaia di curricula, che raccontano di lauree e master conseguite in ogni angolo dell’Italia (o del mondo) e di esperienze lavorative collezionate nel tempo, è un’operazione che sfinirebbe chiunque. Ecco perché, sempre più spesso, i reclutatori si affidano alla lettera di presentazione. In pratica, se ciò che il candidato scrive nella missiva di accompagnamento al curriculum conquista la loro attenzione, il gioco è fatto. In caso contrario, le chance di essere chiamati per un colloquio si assottigliano rovinosamente.


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Fugato il dubbio sull’utilità della lettera di presentazione (è altamente consigliato scriverla), cerchiamo di capire come possiamo renderla interessante. Dell’argomento ci siamo occupati più volte, ma certi suggerimenti vanno, a nostro avviso, rimarcati (“repetita iuvant”, dicevano i latini). Partiamo dall’inizio: ogni lettera che si rispetti – e quindi anche quella che invieremo per candidarci ad un posto di lavoro – dovrebbe invogliare il lettore ad arrivare fino all’ultima riga. Ma a volte anche i destinatari più volenterosi e pazienti si vedono costretti ad “ammainare la bandiera”, trovandosi al cospetto di una lettera confusionaria, mal scritta o noiosa. Come evitarlo? Soltanto il buon senso, l’attenzione e l’originalità possono metterci al riparo da certi strafalcioni.

Quando scriviamo una lettera di presentazione, dobbiamo ricordarci innanzitutto di mettere in evidenza il nostro nome e cognome, la posizione per cui ci candidiamo e la persona a cui ci rivolgiamo. Letale risulta iniziare una lettera con una dicitura generica, che fa capire allo “scafatissimo” selezionatore che si trova di fronte all’ennesima missiva mandata a un numero imprecisato di aziende. Se tradirete scarsa considerazione sin dall’incipit, le cose per voi si metteranno subito male. Fatti i convenevoli iniziali, occorre dare corpo alla nostra lettera. Come dobbiamo procedere? Impegnandoci a fornire una presentazione ordinata, efficace, pertinente e non banale. Facciamo un esempio pratico: immaginate che il vostro nuovo partner decida di presentarvi alla sua storica comitiva di amici. A conquistare la vostra attenzione (e a rimanervi in mente) sarà colui o colei che, al momento del fatidico “piacere” (con annessa stretta di mano), avrà detto o fatto qualcosa di diverso e originale. Lo stesso ragionamento vale per le lettere di presentazione che rischiano di scivolare in un formulario stantio. A superare la selezione saranno solo quelle che sapranno dare le indicazioni essenziali sul vostro conto, senza tediare chi le legge. Quelle che, insomma, riusciranno a distinguersi.

Già, ma come si fa a differenziarsi dal gruppo? Scrivendo le cose giuste. Le informazioni dettagliate sul nostro cursus studiorum e sulle pregresse esperienze lavorative saranno facilmente reperite sul curriculum. Ciò che la nostra missiva di accompagnamento deve fare, invece, è fornire un’istantanea efficace sul nostro conto, marcando l’accento sulle competenze che ci rendono candidati ideali. Il riferimento a lavori già svolti o a risultati conseguiti può andare bene, ma occhio a non esagerare: celebrarsi troppo potrebbe sembrare da fanatici. Fornire un’indicazione di massima su cosa andrebbe scritto in una lettera di presentazione non ha troppo senso, ognuna dovrebbe apparire, infatti, un unicum irripetibile. Il selezionatore che la legge deve cioè credere che il candidato l’abbia scritta pensando unicamente al posto offerto e che non abbia altro desiderio che quello di far parte dell’azienda per cui lavora.

Si tratta in definitiva di dire le cose giuste nel modo giusto. E sì perché a vanificare tutto potrebbe essere uno “svarione” grammaticale o un modo verbale che mal si accorda col resto del periodo. Non trascurate mai l’aspetto puramente formale, che implica anche la gradevolezza grafica. Imbattersi in una lettera piena di errori o di interlinee “sgangherate” spingerebbe anche il più clemente dei reclutatori a passare oltre. E infine: ricordatevi di essere sintetici. Per quanto originale ed irripetibile, la vostra non sarà l’unica lettera che il povero selezionatore dovrà leggere. Dilungarsi in dettagli pleonastici o in formule ridondanti accrescerà soltanto la sua stanchezza. A tutto svantaggio della vostra candidatura. “Less is more” quasi sempre.

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