Le proposte della CGIL: piano per il lavoro, contrattazione e riforma degli ammortizzatori sociali

La CGIL rivendica il finanziamento per il 2011 e il 2012 degli ammortizzatori in deroga e, contemporaneamente, afferma la necessità di una loro urgente riforma.


In questo contesto propone  un  piano per il lavoro  nei seguenti ambiti:

– nella pubblica amministrazione per quanto riguarda istruzione, ricerca e sanità che sono il termometro dello sviluppo di un paese;

– nei settori privati dalle politiche delle grandi produzioni
Industriali;
– nei settori in espansione: mobilità, economia verde, chimica
Verde, energie rinnovabili;
– su quei fattori strutturali come la dimensione d’impresa e le politiche di ricerca e innovazione che possono rilanciare il nostro sistema produttivo nella competizione internazionale.

Ritiene quanto mai urgente un piano per il lavoro per superare i vincoli dei patti di stabilità, perché gli Enti Locali tornino a investire al fine di garantire la realizzazione delle opere pubbliche necessarie con effetti immediati sull’occupazione e sulla vivibilità dei territori.

Considera indispensabile un intervento sulle infrastrutture che superi la logica “dell’effetto annuncio” e selezioni gli interventi necessari al miglioramento della comunicazione, al rafforzamento delle reti commerciali, alla mobilità intra-regionale, nazionale e internazionale.

In tal  senso intravede la necessità di misure più efficaci per contrastare il lavoro sommerso e irregolare attraverso il rafforzamento e l’ampliamento della contrattazione, il sistema dei controlli e, in particolare peri lavoratori migranti, attraverso l’estensione dell’art. 18 del TU sull’immigrazione.

Un altro punto dolente riguarda un piano di rinnovamento del lavoro che incentivi l’occupazione femminile e dei giovani; che garantisca una maggiore stabilità ai precari con un sostegno vero alla permanenza per i lavori discontinui; e ancora  ripristini le risorse per contrastare la crescente inattività delle donne.

La CGIL propone una  riforma degli ammortizzatori sociali che deve tenere insieme inclusività, norme che non discriminino fra lavoratori per settori o dimensione dell’impresa, equità nella contribuzione e sostenibilità economica.
I nuovi ammortizzatori devono comprendere le coperture per i giovani, i precari, i migranti e le donne.
La tutela degli ammortizzatori sociali andrebbe  estesa ad almeno 500mila lavoratori che oggi non ne possono usufruire
Le aliquote dovrebbero essere unificate per tutte le qualifiche, prevedendo per le imprese fino a quindici dipendenti aliquote più basse e nei settori dell’edilizia e dell’industria aliquote maggiorate.

E’ indispensabile perciò superare il tetto di 10.000 unità per la copertura, della mobilità e cancellare la norma previdenziale che allunga di un anno la pensione.

I finanziamenti concernenti l’indennità per i collaboratori devono essere mantenuti anche nel 2011 ma vanno ampliati i requisiti di accesso per allargarne l’utilizzo.

Un altro aspetto da valutare è l’aumentato della durata del permesso di soggiorno per i migranti che perdono il lavoro collegandola,almeno, al periodo di copertura degli ammortizzatori sociali.
Andrebbe rivisto inoltre il sistema di copertura delle indennità di disoccupazione allungandone la copertura ed estendendola.
La CGIL ritiene che con l’approvazione nell’ottobre 2010 del” Collegato lavoro”, tale legge risulti una controriforma del diritto e del processo del lavoro, che colpisce diritti fondamentali dei lavoratori. La legge prevede la stipulazione di una sorta di contratto individuale attraverso la certificazione del rapporto di lavoro in cui si possono inserire clausole diverse da quelle dei contratti.
S’introduce con tale norma una nuova forma di arbitrato, che demanda le eventuali controversie non più al giudice del lavoro ma a un collegio arbitrale che potrà decidere anche senza tener conto di norme di legge e dei contratti.

Tutto questo senza che al momento della decisione il lavoratore sappia di cosa si tratta e senza alcun diritto al ripensamento.
Prevedendo in tale situazione dei limiti al controllo del giudice e un regime di decadenze sfavorevole per il lavoratore, cosi si cancellano tutele nate per proteggere la parte più debole, cioè il lavoratore. Tale legge inoltre introduce il contratto di apprendistato a partire dai 15 anni di età aggirando così, contemporaneamente, i 16 anni che fino ad ora erano l’età per assolvere l’obbligo scolastico e per accedere al lavoro. Sono previste ulteriori norme penalizzanti per il lavoro pubblico.

Se i più esposti alle conseguenze di questo insieme di norme incostituzionali saranno i giovani, i disoccupati, le donne e gli immigrati, ed evidente il danno, arrecato a tutti ilavoratori.

Per la CGIL la legge contiene evidenti elementi d’incostituzionalità, per tale motivo si adopererà affinché si pronunci la Corte Costituzionale.

Per ciò che riguarda la contrattazione, la CGIL considera un gravissimo attacco, “al contratto nazionale” ciò che sta accadendo in questi mesi ai dipendenti della Fiat e di Federmeccanica.In particolare riferendosi all’accordo separato di Pomigliano che pone in alternativa lavoro e diritti e il recesso dal contratto del 2008.

A questo si aggiunge l’attacco al diritto di sciopero, nelle pretese della FIAT.

In tale situazione Federmeccanica intende destrutturare il contratto facendo venir meno tutele e diritti generali, producendo differenze e incertezze per i lavoratori, e per le stesse imprese.

La CGIL sostiene che un’altra via è possibile in alternativa alla destrutturazione dei diritti e delle tutele.

È sempre più evidente in tal senso l’urgenza di norme che affrontino e risolvano le questioni della democrazia e della rappresentanza.



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