Le donne che fanno ricerca? Sono ancora troppo poche

Le possibilità di fare carriera restano molto risicate rispetto a quelle concesse ai colleghi uomini. E secondo una recente indagine, il pregiudizio si origina sin dai banchi di scuola

Immaginate un Paese che a parole sostiene con convinzione l’importanza della parità di genere, ma che alla prova dei fatti smentisce se stesso. Quel Paese è l’Italia dove l’opinione sulle donne che fanno ricerca risulta, a tratti, schizofrenica. Ad occuparsi dell’argomento è stata la Fondazione L’Oreal, che ha confezionato una recente indagine dalla quale è emerso che la ricerca scientifica continua ad essere, a parere della maggior parte degli intervistati, una faccenda “da uomini”. In Italia come nel resto del mondo dove solo il 30% dei ricercatori è donna. E, ca va sans dire, fatica più dei colleghi a ricoprire ruoli di responsabilità.


ricerca

image by vetkit

Lo studio presentato ieri a Milano, in occasione della XIV edizione del premio L’Oreal-Unesco “Per le Donne e la Scienza”, ha rilevato che nel Bel Paese il campione dei ricercatori ha una rappresentanza femminile che si ferma al 30%. In linea (purtroppo) con il resto del mondo. Di più: se ad esplicita domanda, il 90% degli italiani interpellati risponde di considerare giusta la causa che riguarda la parità di genere in ambito scientifico (ovvero pensa che le donne dovrebbero avere le stesse opportunità dei loro colleghi uomini), il 70% dello stesso campione precisa, però, di ritenere le donne impegnate nella ricerca inadatte a ricoprire ruoli importanti. Si tratta di un pregiudizio che inizia ad originarsi dai banchi di scuola. Secondo lo studio, infatti, il 33% delle ragazze che hanno frequentato istituti scientifici non ha ricevuto supporto dai professori, mentre ai compagni maschi è successo solo nel 19% dei casi. Cosa vuol dire? Che anche nell’ambiente scolastico si fatica a credere che le donne possano avere le stesse possibilità di fare carriera nella ricerca degli uomini.

E le cose non vanno meglio all’università. Anzi: i dati riportati ieri dal ministro dell’Istruzione, Stefania Giannini, non inducono a farsi troppe illusioni. Nonostante le donne iscritte all’università o che frequentano dottorati di ricerca rappresentino il 50% del campione nazionale, la loro presenza negli atenei, in ruoli professionali importanti, risulta nettamente inferiore a quella degli uomini. Per essere più precisi: solo il 30% dei professori associati e il 20% di quelli ordinari sono, in Italia, donna. Quanto ai rettori “rosa”, si contano letteralmente sulle dita di una mano. Quella della parità di genere nella ricerca resta, insomma, una questione aperta. Per questo, L’Oreal ed Unesco hanno pensato di lanciare un manifesto intitolato “For Women in Science”. Si tratta di una campagna tesa (tra le altre cose) ad incoraggiare le giovani donne ad intraprendere la carriera scientifica, ad abbattere gli ostacoli che non permettono alle scienziate di aspirare a lavorare a lungo nel loro settore di competenza, ad aiutarle a raggiungere i ruoli apicali e dirigenziali che (a parità di merito con i colleghi) dovrebbero essere riconosciuti anche a loro. E, non ultimo, a sensibilizzare l’opinione pubblica sul prezioso contributo fornito dalle donne che fanno ricerca nel mondo.

“Noi non vogliamo accettare questa disuguaglianza – ha dichiarato Cristina Scocchia, amministratore delegato di L’Oreal – vogliamo continuare a sostenere le donne ed a ispirarle: dobbiamo toccare i loro animi e suscitare le loro vocazioni”. “Per noi è come una fiaccola che non deve essere soltanto accesa – ha spiegato la manager – ma che va anche passata di mano in mano senza farla spegnere”. A dire la sua è stato anche Giovanni Puglisi, presidente emerito della Commissione nazionale per l’Unesco, che ha ricordato l’impegno profuso a sostegno di molte giovani ricercatrici italiane alle quali vengono annualmente conferite delle borse di studio. Ma non basta: “Dobbiamo promuovere la reale eguaglianza tra uomini e donne nella ricerca scientifica – ha tagliato corto Puglisi – nella consapevolezza, assai cara all’Unesco, che i pregiudizi hanno origine nella mente degli uomini ed è lì, in primo luogo, che essi devono essere combattuti e sconfitti”.




CATEGORIES
Share This

COMMENTS