Lavoro temporaneo? Meglio del posto fisso, ma non in Italia

Il lavoro temporaneo è preferito al posto fisso in 6 casi su 10. Una percentuale molto rilevante che, tuttavia, non sembra riferirsi al mercato italiano, dove il posto di lavoro a tempo indeterminato costituisce uno dei cardini fondamentali della possibilità di progettare sul lungo termine uno sviluppo di vita efficace e più sereno, rispetto alla maggiore precarietà del contratto a termine. Un mito che tuttavia non è apprezzato nello stesso modo nel resto del mondo, visto e considerato che in alcuni mercati più dinamici (quello americano, per esempio) il posto fisso non sembra godere di altrettanto appeal.


Grazie a una ricerca effettuata da Page Personnel si scopre in tal modo che, mentre in Italia il posto a tempo determinato è guardato con sospetto dalla maggioranza dei lavoratori (che valuta positivamente il ricorso a questa forma contrattuale in circa un terzo degli intervistati), nel resto del mondo i lavoratori sembrano essere maggiormente orientati verso una simile forma di impegno, ritenendolo addirittura preferibile nel 60% dei casi. Una preferenza che non è solamente relativa a forme di impiego commerciali o segretariali, quanto anche nelle professioni che hanno un contenuto maggiormente significativo nei settori della finanza e della contabilità, o in altri ruoli che posseggono un contenuto prettamente tecnico.

Conclusioni, quelle di cui sopra, che non sembrano tuttavia potersi riferire alla platea italiana, dove i giovani sembrano essere polarizzati su due distinti orientamenti: posto fisso, o imprenditorialità. In altre parole, per gli under 30 tricolori è molto meglio essere imprenditori di sé stessi piuttosto che essere “oggetto” di contratti di lavoro ultra temporanei e stra-precari, con una convinzione all’attività di impresa che è incrinata solamente dalla possibilità di poter valutare un inserimento con contratto a tempo indeterminato presso un datore di lavoro di medie – grandi dimensioni. Non è un caso che una recente ricerca evidenzi come le imprese under 35 siano in costante incremento relativo, e oggi rappresentino più del 10% del totale delle imprese attive sul mercato nazionale. Un dinamismo messo tuttavia a dura prova dalla crisi, e da condizioni di accesso al credito piuttosto proibitive.




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