Tecnico del suono: cos’è e come si diventa fonico. Intervista

Cosa fa un tecnico del suono e come si diventa fonici? Abbiamo intervistato un professionista del settore, Lorenzo Amato, che ci dà indicazioni su che qualità e competenze deve avere un fonico e come può cominciare questa carriera.

Il lavoro di tecnico del suono: un’attività molto importante affinché il suono e l’audio di un disco, di un film, di un concerto, di uno spettacolo teatrale o programma tv ci arrivi chiaro o secondo le esigenze artistiche degli autori. Ma cosa fa il tecnico del suono, qual è il suo lavoro e come si diventa fonici oggi in un mondo sempre più pieno di contenuti audiovisivi e musicali? Lo abbiamo chiesto a un professionista del campo Lorenzo Amato, tecnico del suono in studio e per le performance musicali live.


tecnico del suono

Cosa fa il tecnico del suono: un lavoro di grande responsabilità

Quando pensiamo ai lavori del mondo dello spettacolo le prime professioni che saltano alla mente sono regista, sceneggiatore o compositore ma un lavoro importante e fondamentale è quello del tecnico del suono: colui che si occupa dell’aspetto audio di un progetto, sia in termini creativi sia funzionali. Controlla che tutto fili liscio sul piano dell’ascolto. Il fonico, o tecnico del suono, ha una grande responsabilità. Come già detto esistono diversi campi dove può lavorare, non solo artistici, ma tutti quelli dove l’audio deve pervenire chiaramente: ad esempio nelle conferenze o nelle udienze di tribunale. Secondo Lorenzo Amato:

“Il tecnico del suono, nel live sopratutto, è l’interfaccia umana tra gli artisti e il pubblico, questa è la definizione che mi piace dare. Deve esaltare le intenzioni artistiche e comunicative di chi si sta esibendo, in un concerto, a teatro ecc.”

Le qualità di un fonico:  ci vuole capacità di mediazione

Quando si tratta di lavori artistici l’aspetto collettivo è importante pur se purtroppo si tende a pensare che un grande concerto sia frutto solo della band protagonista o un film girato bene sia merito del regista. Non è assolutamente così, ci sono tante professionalità che contribuiscono alla resa artistica di un prodotto culturale. Prima di passare al mixer – precisa Lorenzo Amato –  è necessario “Confrontarsi con le figure di intermediazione come booker, organizzatori, gestori ecc. Da loro bisogna prendere informazioni con buon anticipo, magari una settimana prima, facendosi fornire le specifiche tecniche: disposizione dei musicisti, strumentazione ecc. Ecco il fonico deve essere un ottimo mediatore tra le esigenze di tutti. Soprattutto nel live dove si deve essere efficaci e pratici”.

Diventare un fonico professionista: quali competenze? 

Alla qualità umana della mediazione, Amato ne aggiunge altre che per chi vuole fare davvero il fonico come professione: “ Oltre la mediazione, ci vuole rapidità, umanità nel comunicare e saper confrontarsi con qualsiasi tipo di persona. Bisogna essere risolutivi (il cosiddetto problem solving N.d.R) e saper leggere nelle richieste tecniche l’esigenza artistica, avere una visione ampia. Voglio sottolineare che l’interazione tra le parti è importantissima in questo lavoro”.

Le conoscenze di un tecnico del suono: dalla Fisica alla Musica 

Chiuso il capitolo delle qualità relazionali apriamo quello delle conoscenze teorico pratiche di un fonico. Un bagaglio culturale che deve essere bello capiente, trasversale e, come in tutte le professioni svolte bene, sempre in aggiornamento. Per Lorenzo Amato un bravo tecnico del suono deve conoscere “La Fisica acustica, sapere cos’è il suono e come si propaga, soprattutto elettronicamente. Capire il percorso del segnale, la differenza tra analogico e digitale e tutta la strumentazione hardware e software connessa. Poi bisogna essere competenti sulla Musica, la sua storia, la sua estetica. Non dovete essere laureati al Conservatorio certo ma dovete conoscere quest’arte”.

Riguardo ciò il nostro professionista intervistato precisa: “Aiuta molto suonare uno strumento, ancora meglio in gruppo perché si comprendono meglio esigenze e stati d’animo un musicista. Ci sono tanti manuali tecnici su teoria e metodologie, l’importante è la varietà: più si legge, più si ascolta, più si vede ed è meglio. E poi spaziare tra i generi, non fissatevi su una sola estetica. È sbagliato, anzi dannoso”. Ovviamente il discorso si estende anche agli altri campi nei quali lavora il tecnico del suono. Se lavora nell’industria cinematografica un’adeguata conoscenza della Settima Arte è necessaria. Al cinema un ruolo sempre più incisivo, legato all’orecchio, è quello del sound designer, un vero è proprio “regista dei suoni”.

Come si diventa un tecnico del suono: scuole e gavetta

A Lorenzo Amato abbiamo posto poi una domanda secca: se qualcuno ti dice voglio diventare fonico tu cosa rispondi?

Sei sicuro?! Gli risponderei, ovviamente scherzo! Onestamente gli direi: se non hai possibilità di fare formazione, scegliti qualcuno più esperto e affiancati a lui, ma un professionista bravo e disponibile ad avere un assistente. Dove per ‘bravo’ non intendo solo competente, ma bravo umanamente. E poi mettiti in gioco su qualsiasi fronte: sperimenta, prova. All’inizio lavora su progetti tuoi, studiando magari su programmi come Cubase o Pro Tools, vai ai concerti, chiedi a qualcuno, magari un amico musicista o videomaker, di curare i suoni. Quest’atteggiamento aiuta. Va bene fare una scuola ma dopo non si passa subito all’auditorium, la gavetta è importante”.

Sul fronte formazione l’offerta è tanta ed è importante avere le idee chiare su quale campo artistico si vorrà operare. A tal proposito Lorenzo Amato ci racconta: “Oggi c’è tantissima offerta, è diventato un trend aprire scuole per tecnici del suono: esistono corsi regionali, studi di registrazione, scuole come la S.A.E. oppure il master in Sonic Arts o in ‘Ingegneria del Suono’. Poi però è necessario capire in quale Arte vuoi fare il fonico perché il suono è una cosa molto molto variegata: ad esempio se vuoi lavorare nel Cinema, un riferimento è il Centro Sperimentale”.





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