Lavoro Over 40: intervista ad Armando Rinaldi, socio fondatore di ATDAL

Il problema della disoccupazione adulta e del lavoro over 40 spiegato da chi da oltre 12 anni lotta per sensibilizzare istituzioni e opinione pubblica.

Perché il lavoratore Over 40 rischia di essere espulso dal mondo del lavoro? Quali sono le ragioni che ne impediscono la valorizzazione ed un rapido ricollocamento? E quali sono gli strumenti a disposizione di questa tipologia di lavoratore per tutelarsi e fronteggiare l’espulsione dal mondo del lavoro, trasformando una perdita in un’opportunità? Lo abbiamo chiesto ad Armando Rinaldi, che nel 2002 ha fondato a Milano l’associazione ATDAL Over 40, osservatorio e punto d’incontro fra persone e idee, che si propone di informare e sensibilizzare utenza e istituzioni sulle tematiche legate alla disoccupazione adulta ed al lavoro Over 40. Per un sostegno a tutti quei lavoratori troppo giovani per la pensione, troppo vecchi per lavorare.


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Qual è stato il suo percorso personale?
Sono un ex dirigente di una multinazionale, assistente del Presidente per il mercato Italia e responsabile marketing Europa per una linea di prodotti. Nel 1999 sono stato espulso dall’azienda, a 51 anni d’età e con quasi trentacinque anni di versamenti contributivi. Nei cinque anni mancanti alla pensione ho svolto per qualche tempo l’attività di commerciale freelance, maturando provvigioni, per il cui pagamento ho atteso quasi due anni. Dal 2004 sono in pensione.

Come ha gestito l’attività di freelance?
L’opportunità di svolgere quest’attività è nata attraverso un conoscente, con il quale avevo lavorato in passato e che era venuto a conoscenza della mia perdita del lavoro (altri amici e conoscenti, stretti nelle difficoltà, si defilavano). Non è stato facile reinventarmi “imprenditore di me stesso”, poiché provenivo da una lunga esperienza come dipendente e un conto è presentarsi a un potenziale cliente con il biglietto da visita di un’azienda importante, un’altro è il biglietto da visita di un “illustre sconosciuto” , uno fra le decine che bussano alle porte delle aziende. Ma sono stato fortunato: per oltre un anno mi è stato riconosciuto un fisso mensile per la copertura delle spese. Poi il fisso è stato revocato, quindi sono stato costretto a chiudere la P. IVA, diventata troppo onerosa. Questa decisione ha determinato notevoli difficoltà nell’ottenere il pagamento delle provvigioni maturate.

Com’è nata l’idea di dare vita all’associazione ATDAL Over40?
Ho costituito l’associazione insieme a un decina di persone dell’area di Milano nel 2002, spinto più da motivazioni “ideali” che da rivendicazioni di tipo economico: considero un insulto alla dignità delle persone privarle del diritto a un lavoro, discriminandole in ragione dell’età.

ATDAL Over40 è stata fondata nel 2002, molto prima dei cambiamenti economici, che hanno reso i licenziamenti dei lavoratori Over40 così comuni; o, almeno, questa sembra essere la percezione più diffusa.
In realtà, il fenomeno dell’espulsione dei lavoratori maturi dal ciclo produttivo non è assolutamente legato agli attuali mutamenti economici e alla crisi. Le teorie young in, old out risalgono alla metà degli anni Novanta e si sono diffuse in tutto l’Occidente sulla spinta dei consulenti nordamericani, giapponesi e sudcoreani. Nel 2006 la relazione conclusiva dell’indagine condotta dalla Commissione Lavoro del Senato sulla disoccupazione degli over45 – indagine promossa grazie alla nostra iniziativa – stimava in oltre 750.000 i disoccupati in quella fascia di età. L’attuale crisi non fa che aggravare la situazione su tutto il fronte occupazionale, dai giovani ai meno giovani.

Quali sono i fattori critici che determinano, in maniera così forte, l’espulsione dell’over quarantenne dal mondo del lavoro?
Le ragioni sono molteplici anche se, spesso, le analisi si fermano ad alcuni luoghi comuni. Di certo esiste un problema di costi: una risorsa matura ha compiuto un percorso professionale che si è tradotto anche in riconoscimenti economici e di carriera; e tuttavia, parallelamente al costo, vi è la resistenza al cambiamento, che tuttavia non deve essere vista necessariamente in termini negativi. Negli ultimi venti anni, ha prevalso anche all’interno delle imprese la logica finanziaria a scapito della vocazione produttiva. Si è puntato su scelte premianti per il capitale e gli stakeholder (cessioni o acquisizioni di attività, investimenti finanziari, manovre in Borsa, delocalizzazioni, ecc.), scelte per le quali non è necessario avvalersi dell’esperienza e della professionalità di lavoratori maturi. Inoltre, il lavoratore maturo ha una coscienza dei propri diritti e può contare, forse ancora per poco, su un contratto di lavoro che garantisce tutele per la sua attività e la sua dignità.

In che modo, secondo lei, si potrebbe restituire valore al lavoro maturo?
Sarebbe necessario mutare il modo di operare, valorizzando aspetti del marketing e strategie commerciali e ponendo in secondo piano la produzione e la ricerca a essa connessa. In questo momento, la gestione di queste attività è generalmente delegata a giovani lavoratori che, spesso assunti con contratti capestro, non si pongono tante domande se si chiede loro di cambiare radicalmente il modo di operare.

Quali sono le lacune normative che frenano la valorizzazione del lavoro Over40?
Nel corso degli anni è mancata la consapevolezza del problema – ignoranza, insipienza e supponenza da parte della politica – così come la volontà di affrontare e risolvere il problema, o quantomeno di attenuarlo. Inoltre, sono stati presentati numerosi disegni di legge, sia alla Camera che al Senato, che tuttavia non sono stati mai neppure calendarizzati per la discussione nelle Commissioni Lavoro.

In che modo l’associazione può offrire un supporto concreto all’over quarantenne?
Occorre subito precisare che noi non abbiamo la possibilità di offrire dei posti di lavoro. In alcuni casi siamo riusciti ad aiutare qualche disoccupato grazie a segnalazioni pervenute da amici e conoscenti. Ma si tratta di una goccia nel mare e la cosa che ci preoccupa di più è quella di creare delle aspettative errate in chi si rivolge a noi.

ATDAL Over40 dispone di una rete di contatti per gestire richieste e segnalazioni lavorative?
Abbiamo cercato e cerchiamo in diversi modi di alimentare una rete tra i nostri soci e contatti, anche facendo circolare offerte e richieste di lavoro fra chi è in contatto con noi. Analogamente, sollecitiamo i nostri contatti ad alimentare il circuito informativo con segnalazioni proprie. Abbiamo creato dei “gruppi per il lavoro” tra persone che si incontrano con una certa regolarità, cercando di individuare possibilità di lavoro e di collaborazione. Esistono, tuttavia, alcune difficoltà di base: per prima cosa, chi ha un passato da dipendente non riesce sempre a proporsi come piccolo imprenditore; in secondo luogo, l’avvio di qualsiasi attività richiede degli investimenti economici, che quasi sempre non sono ipotizzabili. Esistono dei finanziamenti per progetti di start-up ma, quasi sempre, i fondi messi a disposizione sono molto limitati; per fare un esempio, la Fondazione Welfare Milano stanziava fino a 20.000 euro per chi volesse aprire una attività, la maggior parte delle richieste sono arrivate da extracomunitari in quanto con quella cifra si può ipotizzare di aprire un kebab ma non molto di più . Un’ultima considerazione: i nostri iscritti sono per lo più disoccupati con una professionalità di livello medio e si confrontano su ipotesi di lavoro coerenti con la propria esperienza; mentre i disoccupati con un più elevato livello professionale preferiscono muoversi individualmente o fare rete con professionisti di pari competenze.

Qual è il rapporto fra l’associazione e i social network?
Siamo presenti su Facebook con una nostra pagina e collaboriamo da poco con un giornalista, che utilizza il sistema dell’intervista diretta, che viene immediatamente inviata a tutti i principali social network.

Quali sono le attività principali di ATDAL Over40?
Al di là dell’azione di denuncia e di proposta che facciamo da anni in tutte le possibili sedi, istituzionali e non, ATDAL Over40 offre un punto di riferimento e di aggregazione per aiutare le persone a uscire dall’isolamento. L’isolamento è la condizione peggiore in cui può trovarsi il disoccupato maturo ed è l’anticamera di gravi patologie, fisiche e psichiche. La possibilità di confrontarsi con altri, di fare gruppo, di mettere in comune conoscenze ed esperienze contribuisce a recuperare un po’ di autostima e anche, in alcuni casi, ad avviare processi di ricostruzione personale, tali da sfociare in idee, proposte e progetti occupazionali. Inoltre, abbiamo istituito alcuni sportelli di accoglienza, attraverso i quali fornire informazioni utili in materia di agevolazioni per i disoccupati, previdenza e formazione. Infine, soprattutto nell’area di Roma abbiamo promosso corsi di formazione, come “Il mestiere di cercare lavoro” e “Il mestiere di creare lavoro”, realizzati grazie a finanziamenti pubblici e in collaborazione con la Fondazione Di Liegro. Diverse decine di disoccupati Over40 hanno aderito a questi progetti.

Quanto è diffusa e dov’è più presente ATDAL Over40?
Siamo presenti in modo consistente nell’area di Milano e Roma. Collaboriamo, inoltre, con Associazioni gemelle di Torino, Pavia e di Milano.

Chi è il “lavoratore-tipo” che decide di iscriversi all’associazione?
In larga prevalenza si tratta di “colletti bianchi”. Agli inizi, gli iscritti erano soprattutto ex quadri o ex dirigenti; poi, con il tempo, la situazione si è equilibrata e ha visto una sempre più crescente presenza di impiegati generici, contabili e tecnici. Gli uomini prevalgono leggermente rispetto alle donne. Inoltre, chi si rivolge a noi lo fa soprattutto attraverso Internet, quindi il “lavoratore-tipo” che decide di iscriversi all’associazione ha spesso esperienza nell’utilizzo del PC.

Quali sono le attività volte a sensibilizzare istituzioni e lavoratori espulsi dal mondo del lavoro?
Organizziamo e partecipiamo a numerosi convegni sul tema, a ricerche condotte da istituti universitari, pubblici e privati. Incontriamo regolarmente politici e rappresentanti istituzionali, sia a livello centrale che locale. Inoltre, la nostra presenza è rilevabile nelle trasmissioni televisive, in articoli e interviste pubblicate dai principali quotidiani o settimanali. Sono stati portati avanti alcuni tentativi di collaborazione con operatori privati, nel settore della ricollocazione e con enti, nel campo della formazione.

In che modo l’associazione è connessa con il contesto europeo?
Da alcuni anni ATDAL Over40 è Membro del circuito Europeo AGE-Platform, che raggruppa oltre 160 NGO e Federazioni di associazioni di ventisei paesi europei. Il circuito cura tutte le tematiche relative al lavoro Over40 nel senso più ampio del termine: lavoro, discriminazione, partecipazione attiva, formazione, salute, diritti, turismo. Inoltre, alcuni fra i soci di ATDAL Over40 sono coinvolti attivamente in task force tematiche, costituite da Age-Platform, attraverso le quali viene fornito un servizio di analisi della realtà italiana, convertibile a sua volta in proposte da sottoporre all’attenzione della Commissione e del Parlamento Europeo.

Qualche consiglio a un over quarantenne espulso dal mondo del lavoro e in cerca di una nuove possibilità.
Per prima cosa, evitare assolutamente l’isolamento e cercare di mantenere vivo l’aspetto relazionale attraverso la famiglia e il contesto sociale. In secondo luogo, non rassegnarsi e cercare aggregazione, conforto e punti di riferimento, attraverso la nostra o altre associazioni. Consiglio, inoltre, di non limitarsi al lamento fine a se stesso, ma rielaborare il proprio percorso lavorativo, cercando di individuare possibili sbocchi, idee, progetti sui quali cercare di coinvolgere altre persone in difficoltà, magari con competenze complementari, utili a valutare la possibilità di avviare delle attività autonome. Non rinunciare a rivolgersi alla politica e alle istituzioni, incalzare questi interlocutori e non lasciare loro la possibilità di sostenere di non essere a conoscenza del disagio di centinaia di migliaia di cittadini. Infine, suggerisco di valutare opportunità di lavoro all’estero, soprattutto nei paesi emergenti, nei quali esiste una richiesta di competenza, che in Italia sembra non interessare più di tanto.



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