Lavoro notturno: diritti e rischi per la salute

Quando pensiamo al “lavoro”, ci viene in mente una classica giornata in cui ci si sveglia correndo tra un impegno e l’altro, dove le pause riguardano solo pochi minuti a disposizione durante l’ora di pranzo, fino a quando giunge la sera e pensiamo “per oggi è finita ”.


C’è un’altra realtà quella di chi la notte si appresta ad andare al lavoro, lasciando la propria famiglia ed i propri figli mentre dormono, una realtà che spesso sconvolge i ritmi di vita.


Il lavoro notturno è una tipologia di lavoro che comporta un maggior affaticamento psicofisico, sacrifici nella vita di relazione e familiare del lavoratore. La disciplina di questo lavoro è predisposta dalla contrattazione collettiva, e dovrebbe attuarsi nel rispetto di quanto previsto dal D.lgs.66/03, soprattutto per quanto riguarda la durata massima della prestazione lavorativa.


Il datore di lavoro che desidera introdurre una turnazione notturna nella propria azienda dovrà provvedere a una consultazione preventiva delle rappresentanze sindacali aziendali; inoltre dovrà fornire una comunicazione annuale scritta, ai servizi ispettivi del lavoro del proprio territorio competenti e alle organizzazioni sindacali, avente oggetto l’esecuzione di lavoro notturno svolto in modo continuativo o compreso in regolari turni periodici, in caso in cui esso non sia previsto dal contratto collettivo.


I DIRITTI


Lo svolgimento dell’attività lavorativa notturna non può avvenire a danno della salute e dell’integrità psico-fisica dei lavoratori. L’orario di lavoro, infatti, non può superare le otto ore in media nelle ventiquattro ore.


La normativa prevede che non sono obbligati a prestare lavoro notturno: la lavoratrice madre di un figlio di età inferiore ai tre anni o, in alternativa il padre convivente con la stessa; la lavoratrice o il lavoratore che sia unico genitore affidatario di un figlio convivente di età inferiore ai dodici anni; la lavoratrice o il lavoratore che abbia a proprio carico un soggetto disabile.


Il datore di lavoro secondo la normativa avrebbe il dovere di eseguire dei controlli preventivi e periodici, accertandone lo stato di salute dei lavoratori addetti al lavoro notturno. Nel caso il lavoratore fosse non idoneo alla prestazione di lavoro notturno, dopo accertamento del medico competente o da strutture sanitarie pubbliche, il lavoratore dovrà essere assegnato al lavoro diurno o in altre mansioni equivalenti, se esistenti. Le donne hanno il divieto di prestare servizio notturno dal momento in cui è accertato uno stato di gravidanza fino al compimento di un anno di età del bambino.

I RISCHI PER LA SALUTE


Lavorare la notte rappresenta un fattore di rischio, poiché l’organismo umano è maggiormente proprio vulnerabile durante le ore notturne, poiché il livello di vigilanza è alterato dall’affaticamento conseguente all’attività lavorativa. Il 66% circa delle persone che lavorano di notte accuserebbe disturbi del sonno. La perdita di ore di sonno determinerebbe una riduzione di energie e di reattività.


L’inversione del ritmo sonno-veglia provocherebbe numerosi disturbi tra cui: irritabilità; patologie a carico dell’apparato gastroenterico; il 65% è affetto da sindromi ansiose e/o depressive; problemi e sintomatologie cardiache.
Da numerose ricerche condotte dall’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro, i lavoratori notturni sono esposti a maggiori rischi di tumori rispetto al resto della popolazione.


L’alterazione dell’orologio interno dell’organismo, da cui dipendono i ritmi circadiani, ha probabilmente un effetto cancerogeno, per gli uomini, ma anche per le donne nelle quali è stato evidenziato un aumento dei tumori al seno del 60% .


Altre ricerche hanno riscontrato che gli esponenti del sesso maschile, che lavorano di notte, presenterebbero un rischio elevato di sviluppare tumori alla prostata.
L’effetto cancerogeno delle occupazioni notturne avrebbe a che fare con la risposta dell’organismo alla luce. La ghiandola pineale, nel cervello, produce un ormone, la melatonina, che in seguito all’esposizione successiva alla luce e poi al buio sarebbe alterata proprio quando le persone rimangono attive la notte, a luci accese. Un altro elemento che contribuirebbe ad accrescere il rischio potrebbe essere proprio la mancanza di sonno che renderebbe il sistema immunitario più vulnerabile agli attacchi e meno capace di difendersi dalle cellule cancerogene.


Questi dati dovrebbero contribuire a far riflettere sull’elevato rischio che tanti lavoratori corrono durante notte e quante implicazioni negative possono verificarsi sul fronte umano, basti pensare agli incidenti causati da situazioni di eccesso da lavoro e dal mancato rispetto delle norme per la sicurezza. Come tutti sappiamo nel mondo del lavoro non tutte le leggi sono rispettate, il più delle volte restano scritte sulla carta e la realtà è tutta un’altra cosa.


Bisognerebbe ricordare che il lavoro è un mezzo che dovrebbe conferire dignità e libertà all’uomo ma spesso come vediamo nelle diverse situazioni di tutti i giorni, tutto ciò si traduce in sfruttamento e degradazione. L’obiettivo di ogni un’azienda è di crescere economicamente, ma occorrerebbe non dimenticare che la vera crescita di un’impresa, quella duratura, risiede anche nel concetto di “democrazia”, ciò mette in evidenza che nessun lavoratore potrà mostrarsi sufficientemente efficiente e dare il meglio di se stesso in un tempo troppo lungo, se non è posto in una situazione di lavoro gratificante e dignitosa. Spesso la forza e la qualità di un’azienda non si misura solo in cifre, ma si determina anche in rapporto alla suo grado di umanità.

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