Lavoro nero: uomini regolari, donne no, scattano sigilli ad azienda a Faenza (Ravenna)

Un’azienda tessile, nella zona industriale di Faenza, è stata posta sotto sequestro dagli ispettori del lavoro di Ravenna, dopo alcuni controlli, che hanno accertato la presenza totalmente irregolare di quattro lavoratori su otto. E avendo superato il limite massimo del 20%, che la legge pone per la chiusura dell’azienda, sono scattati immediati i sigilli.

All’arrivo degli ispettori, il datore di lavoro non ha saputo giustificare la presenza dei quattro lavoratori in nero. Trattasi di 4 donne, mentre i 4 regolari erano uomini, ma non vi erano clandestini.

L’azienda è stata scovata, grazie a un’azione di intelligence, dato che all’esterno essa non è visibile, perché protetta da alcuni tendoni, che ne impedivano la vista. All’interno della fabbrica vi erano anche i posti-dormitorio.

Il fatto che solo le donne fossero irregolari dimostra che il lavoro nega riguarda in particolare i soggetti più deboli, dicono dall’Ispettorato del Lavoro.

Anche quest’ultimo caso conferma la forte azione di contrasto sul territorio del lavoro sommerso, avviata anche grazie a una collaborazione forte tra ministero del lavoro e forze dell’ordine.

Solo per potere riaprire l’azienda, il datore di lavoro dovrà sborsare 1500 euro. Ed è solo l’inizio di una serie di sanzioni penali, a cui dovrà far fronte.

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