Lavoro nero: Eurispes, baby sitter e insegnanti in testa

Il 28,1% degli intervistati ha dichiarato di aver avuto almeno un'esperienza di lavoro nero nel 2015. La percentuale è salita del 10% in un solo anno

C’è un Pil ufficiale, stimato in circa 1.500 miliardi di euro, e un Pil sommerso di 540 miliardi di euro. Basterebbero queste cifre a spiegare come la situazione italiana, così pesantemente compromessa, non possa sperare in rapidi miglioramenti. Ma a enfatizzare il concetto arriva anche il dato che riguarda l’economia criminale che smuoverebbe un giro di affari superiore ai 200 miliardi di euro. La sconsolante fotografia scattata da Eurispes ha rilevato che il sommerso (che ingloba tutte quelle attività che sfuggono al controllo del Fisco) ha prodotto, nel 2015, un’evasione di 270 miliardi di euro. Con il lavoro nero a farla da padrona.


Il campione interpellato dall’istituto di ricerca ha consegnato uno spaccato significativo. Il 28,1% degli intervistati ha, infatti, dichiarato di avere avuto, nel corso di tutto il 2015, almeno un’esperienza di lavoro nero (si tratta di una percentuale che segna un incremento del 10% in un solo anno). Scandagliando con più attenzione il segmento, si scopre che è accaduto, nel 50% dei casi, a chi ha cercato per la prima volta un impiego o a chi ha dovuto cambiare lavoro; nel 29,6% dei casi, agli studenti; nel 22,4% dei casi, alle casalinghe e nel 3,8% dei casi, ai pensionati. Ma ad “inciampare” pesantemente nel lavoro nero sono stati soprattutto i cassintegrati: l’83,3% degli interpellati ha, infatti, dichiarato di aver svolto un impiego senza aver firmato un regolare contratto.

Ancora: il rapporto confezionato dall’Eurispes ha rilevato che a lavorare in nero sono soprattutto le baby sitter (80%), gli insegnanti che danno ripetizioni a casa (78,7%) e i collaboratori domestici (72,5%). A seguire badanti, giardinieri, muratori, idraulici, elettricisti, falegnami, ma anche medici specialisti (50%). In aumento, rispetto all’anno scorso, anche la quota dei “doppio-lavoristi” ossia di quegli italiani che hanno dovuto trovarsi un secondo impiego per riuscire a pagare bollette, affitti o mutui. La percentuale è passata dal 19,3% rilevata a inizio 2015 al 21% di inizio 2016, seppure – è doveroso precisarlo – in questo specifico caso non si può parlare indistintamente di lavoro nero. Poiché può capitare che chi svolge due lavori venga messo in regola in entrambi i casi.




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