Lavoro nero e morti bianche, un binomio tragico

Malgrado il fenomeno sia in calo, rispetto agli anni precedenti, il lavoro nero, ossia irregolare, risulta essere abbastanza grave, nel nostro Paese, sentito ad ogni latitudine dell’Italia. Se, infatti, le regioni più colpite dal sommerso sono Campania, Puglia e Sicilia, il problema del lavoro nero riguarda tutto il Paese, e con esso anche la tragedia connessa delle morti bianchi.

 

Secondo i risultati dell’Osservatorio sulla Sicurezza sul lavoro di Vega Engineering, il 64,3% delle vittime sul lavoro si concentrerebbero nei settori dell’edilizia e dell’agricoltura, rispettivamente con il 27,9% e il 36,4%.

Sempre secondo il rapporto, questi sarebbero anche i settori in cui si concentrerebbe la maggiore percentuale di lavoro sommerso, confermando così il binomio lavoro nero-morti bianche. Ben il 61% dei cantieri, secondo il piano di  vigilanza attuato dal governo, risulterebbe non in regola, contro il 45% in agricoltura. Cifre che fanno pensare a quanto grave sia il fenomeno in determinati ambienti lavorativi.

Problema connesso al lavoro nero è poi quello, ovviamente, dell’evasione fiscale e contributiva, con danni a carico sia dello stato che del lavoratore  stesso. Lo stato perde introiti da imposte, ma il lavoratore non viene coperto da contributi previdenziali e per varie forme di assistenza, rischiando di trovarsi alla pensione con assegni risibili, in rapporto all’entità di lavoro svolto effettivamente.

Per questo, la piaga sembra sempre più essere oggetto di particolare lotta da parte del governo.

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