Lavoro: nel 2013 un terzo delle PMI ha licenziato i giovani

Le prospettive economico-politiche ‘dicono’ che il 2014 andrà poco meglio del 2013 questo perchè diminuirà la percentuale di PMI che programma licenziamenti, ma tirando la somma la ripresa dell’occupazione resta ancora lontana. Giovani e lavoro sembra essere un connubio imperfetto.


Secondo una ricerca effettuata da AdnKronos sul lavoro nelle piccole e medie imprese, la crisi attuale sta avendo il peggiore impatto di sempre sui giovani. A conferma di quanto appena detto ci sono i risultati: Nel 2013 un terzo delle PMI ha licenziato una o più risorse, personale compreso nella fascia di età sotto i 30 anni. Anche se le prospettive per il nuovo anno sembrano leggermente migliori, sempre secondo i dati rivelati da Adnkronos il 20% di PMI effettuerà tagli all’organico anche il prossimo anno. La motivazione è più semplice di quello che si possa immaginare, l’eccessivo costo del lavoro infatti ha indotto l’aumento dei tagli, facendo emergere che il 40% di PMI ha ammesso di ricorrere a forme di lavoro nero. Una questione serissima che dovrà essere affrontata con la massima urgenza, a fronte delle nuove manovre sui tagli al cuneo fiscale previsti nella Legge di Stabilità.

{jcomments on}Che fine hanno fatto gli incentivi per l’assunzione dei giovani?

Il bonus assunzione giovani che prevede 650 euro per 18 o 12 mesi, rispettivamente per contratti a tempo indeterminato o a termine, era partito con la speranza e la promessa di creare 100mila posti di lavoro in tre anni ma al 31 ottobre le richieste delle aziende erano ferme e 13.770. Gli esperti del lavoro criticano tale provvedimento mettendo in luce tutti gli aspetti negativi: l’inefficacia del provvedimento è ascrivibile alla sua formulazione, limite di età di 29 anni troppo basso, scarso appeal per le imprese del Mezzogiorno che hanno a disposizione altre agevolazioni. Discorrendo bisogna considerare anche il fattore strutturale, ossia che le imprese gradirebbero una riduzione del cuneo fiscale e contributivo anziché incentivi a termine. Permane però un problema che sta alla base della crisi attuale delle imprese: “In assenza di nuovo lavoro risulta infatti assolutamente privo di efficacia qualsiasi provvedimento che incentiva nuove assunzioni”.

I più recenti dati ISTAT confermano la crisi sull’occupazione. In questo caso abbiamo evidenziato solo il dato relativo ai giovani inattivi, cioè coloro che non solo non hanno un lavoro, ma non rientrano nel numero dei disoccupati perché, pur non essendo più studenti non hanno mai avuto un’occupazione. La cifra è davvero impressionante: 4 milioni 371mila, in aumento dell’1,5% congiunturale e dell’1,2% tendenziale. Risultato finale? Rispetto a un anno prima ci sono 138 mila giovani occupati in meno, 34 mila giovani disoccupati in più, 54 mila giovani inattivi in più.




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