Lavoro laureati: la situazione occupazionale dei “cervelli” nel Bel Paese

Si parla tanto di fuga di cervelli, ma qual è veramente la situazione di chi si laurea e decide di restare a lavorare in Italia? Almalaurea ha pubblicato la sua indagine annuale sulla condizione lavorativa dei laureati italiani dopo il conseguimento del titolo di studi. Considerato la grande rilevanza dello studio Almalaurea e la complessità e la corposità del dossier, di oltre 250 pagine, cerchiamo di estrarre in più parti i risultati ritenuti più significativi e rilevanti, contribuendo a scattare una fotografia attendibile sullo stato di salute (economica) dei laureati tricolori.


Un quadro generale

Partendo dalla premessa, segnaliamo come secondo Almalaurea i pur timidi segnali di ripresa economica non possono cancellare un anno sicuramente difficile sul piano occupazionale, con un tasso di disoccupazione che è schizzato oltre il 12%. A pagare il prezzo più elevato, purtroppo, sono i giovani e le fasce più deboli della popolazione, con effetti che dovrebbero perdurare sul lungo termine: “l’entrata nel mercato del lavoro nelle fasi di recessione produce effetti negativi persistenti sulle carriere delle generazioni interessate” – ricorda Almalaurea in proposito.

Per quanto concerne i dati sul tasso di disoccupazione per età e titolo di studio, gli elementi a nostra disposizione confermano che nella fase di ingresso nel mondo del lavoro i giovani italiani (laureati o meno) incontrano difficoltà maggiori rispetto a quelle conseguibili in altri Paesi europei. Ad ogni modo, afferma il sistema Almalaurea, “i laureati godono di vantaggi occupazionali rispetto ai diplomati sia nell’arco della vita lavorativa sia e ancor più, nelle fasi congiunturali negative come quella che stiamo vivendo (…). Una condizione che caratterizza anche i neolaureati. Se prescindiamo dai lavoratori con la scuola dell’obbligo, i più colpiti dalla crisi, il tasso di disoccupazione a cavallo della recessione è cresciuto di 2,9 punti per i laureati, di 5,8 punti per i diplomati, di 6,5 punti per i neolaureati (ovvero per i laureati di età 25-34 anni) e di ben 14,8 punti per i neodiplomati (ovvero per i diplomati di età 18-29 anni)”.

Insomma, nonostante le facili critiche sulla presunta inutilità del titolo di studio della laurea, il differenziale tra il tasso di disoccupazione dei neolaureati e quello dei neodiplomati continua ad allargarsi, passando da 3,6 punti in favore dei primi, a 11,9 punti, in soli 6 anni, e a conferma che la laurea è certamente una marcia in più quando si sta cercando una prima professione.

Ancora, sostiene Almalaurea, “tra  il 2007 e il 2013, il tasso di disoccupazione a lungo termine (cioè, oltre i 12 mesi) è passato dal 2,8% al 6,9%. Tenuto anche conto degli effetti di scoraggiamento prodotti da fasi prolungate di disoccupazione, una nota a parte merita il fenomeno imponente degli inattivi e, specificamente, quello dei cosiddetti NEET (15- 29enni che non studiano e non lavorano), specchio del forte disagio dei giovani sfiduciati in un mercato del lavoro che offre scarse opportunità di inserimento”.

In merito, le elaborazioni Almalaurea ci ricordano come gli inattivi di età compresa tra i 15 e i 34 anni siano cresciuti di 2 punti percentuali in un solo anno, saltando dal 46 al 47,8%. Di contro, la quota di occupati nelle professioni ad alta specializzazione si è stabilizzata verso il basso, con un calo di 7 punti percentuali rispetto al 2012, e una percentuale che – complessivamente – pone l’Italia ben lontana dalle medie comunitarie e dalle best pratices europee.

Infine, conclude la premessa di Almalaurea, che ci riserviamo di approfondire ulteriormente nei prossimi giorni, “le tendenze di fondo del mercato del lavoro a cavallo della recessione, per quanto riguarda i laureati, sono approssimate dalla fluttuazione del numero di CV acquisiti dalle imprese presso la banca dati Almalaurea. Nel complesso, questo quadro fortemente problematico e in deterioramento trova anche quest’anno conferma, purtroppo, nei diversi aspetti indagati (tasso di occupazione e di disoccupazione, tipologia dei contratti, retribuzioni, efficacia della laurea, soddisfazione per il lavoro svolto, ecc.), nella più recente rilevazione di Almalaurea sulla condizione occupazionale dei laureati”.

Nei prossimi giorni esamineremo alcuni dei punti fondamentali della ricerca Almalaurea, cercando di comprendere quali siano i laureati che trovano con maggiori opportunità dei nuovi posti di lavoro, e quali siano le condizioni di stipendio che sono in grado di conseguire.



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