Lavoro: Italia al primo posto per occupazione di colf e badanti irregolari

Mentre la crescita dell’occupazione soprattutto nel settore industriale perde il gancio del traino, l’Italia si aggiudica il primato per assunzioni di colf e badanti. Nonostante “dati alla mano” siamo pur sempre la seconda economia manifatturiera dell’Europa dopo l’indiscussa Germania, indisturbato avanza il nuovo settore che offre i servizi alle famiglie, dal lavoro domestico, all’assistenza agli anziani. Ma protagoniste sono solo donne straniere e per lo più con contratti di lavoro irregolari.


Secondo gli ultimi dati Istat, in Italia ci sono un milione e centomila colf: il 97% sono donne, il 79% straniere. Ma la stima meno confortante riguarda le irregolarità dei contratti, circa mezzo milione sono a nero. Fra colf e le badanti che operano senza nessun tipo di contratto, le donne sono l' 87 % fra i lavoratori e il 96 % fra gli italiani. Il 20 % proviene dalla Romania, il 12,7 % dall'Ucraina, il 9 % circa dalle Filippine e il 6 % dalla Moldavia, ma anche Perù, Ecuador, Polonia e Sri Lanka, con percentuali che vanno dal 3,6 % al 2,8 %.

Quando le imprese decidono ormai di abbandonare l’Italia, facendo segnare fortissimi percentuali di debolezza rispetto i paesi dell’Ocse, il potenziale produttivo che fino ad inizio della crisi aveva caratterizzato i paese ora è stato sostituito da una quota di lavoratori a bassa professionalità. Questo comporta senza dubbio una perdita netta del lavoro intellettuale ad alta intensità di conoscenze e di innovazione, facendo decadere lentamente la fama di un tempo. In Europa questi dati rappresentano il motivo per cui l’Italia può venire declassata, chi vuoi che investa in un posto dove le imprese hanno ormai deciso di abbassare del 15-20% il proprio potenziale produttivo? Intanto la direzione dei partner commerciali va esattamente in direzione opposta: più occupazione qualificata, meno addetti generici, e al primo posto troviamo la Germania, ripartita in maniera molto efficace nonostante i suoi contratti mini-job da 6-700 euro al mese, attraverso investimenti che prevedono la formazione e la riqualificazione del capitale umano, sulla flessibilità nell’organizzazione interna delle imprese più che sulla flessibilità in entrata.



CATEGORIES
Share This

COMMENTS