Lavoro, incentivi alle assunzioni per “donne svantaggiate”

Arrivano gli incentivi fiscali per aziende che assumono donne prive di impiego da 6 mesi in aree svantaggiate. La circolare è stata pubblicata dall’INPS, e spiega chiaramente tutti i requisiti, la misura del beneficio e gli adempimenti per il datore di lavoro. Una boccata d’ossigeno per migliaia di donne in difficoltà economiche. Le agevolazioni prevedono concessioni per assunzioni di figure che rispondano ai requisiti citati nell’articolo 8, comm 1, Dl 70/2011, ossia: “prive di impiego regolarmente retribuito da almeno sei mesi” e residenti in area geografica con tasso di occupazione femminile inferiore almeno del 20% di quello maschile, o tasso di disoccupazione femminile più alto del 10% di quello maschile.


L’incentivo spetta dunque solo se si assumono lavoratrici che negli ultimi sei mesi non abbiano lavorato, o che comunque non abbiano svolto un rapporto di lavoro subordinato della durata di almeno sei mesi. Stesso discorso per l’attività lavorativa in forma autonoma o parasubordinata dalla quale derivi un reddito inferiore al reddito annuale minimo personale escluso da imposizione. E, cosa fondamentale, tale requisito prescinde da un eventuale stato di disoccupazione o dalla registrazione presso un centro per l’impiego. Ovviamente in caso di contratti di durata inferiore a sei mesi, la condizione di “disoccupata” resta invariata. Stesso caso per le prestazioni con remunerazione annua inferiore a 4.800 euro (lavoro autonomo) / 8.000 euro (collaborazioni coordinate e continuative e altre prestazioni).

Cosa prevede un contratto agevolato? Esso deve avere una durata di almeno 12 mesi. Per il datore di lavoro può essere utile poter esibire una dichiarazione di responsabilità della lavoratrice che attesti il possesso del requisito dell’impiego non regolarmente retribuito da almeno sei mesi, questo per l’ammissione al beneficio. Come dicevamo per la concessione del beneficio bisogna fare riferimento ad aree in cui si verificano le due condizioni richieste, ossia, disoccupazione femminile inferiore al 20% di quella maschile oppure dosoccupazione femminile superiore del 10%. Per chi pensa che la residenza in zone svantaggiate basta come prerogativa, deve sapere che la candidata può rivolgersi solamente ad aziende con sede in una di queste aree: Veneto, Lazio, Abruzzo, Molise, Campania, Basilicata, Puglia, Calabria, Sicilia, Sardegna.




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