Il lavoro in Italia oggi? Arranca

Tasso di occupazione in discesa e qualità del lavoro agli ultimi posti della classifica. Le analisi dei principali enti di ricerca non lasciano molto spazio all'ottimismo.

Giorni caldi per le notizie sul mercato del lavoro e sulla qualità del lavoro stesso in Italia. Come molti probabilmente si aspetteranno, le informazioni provenienti dai vari enti di ricerca non sono proprio idilliache. Il lavoro in Italia, insomma, arranca sotto vari aspetti. Secondo l’Istat, riferisce, tra gli altri,  L’Inkiesta, i posti di lavoro  a febbraio 2016 sono calati di quasi 100.000 unità. La riduzione maggiore la si è vista tra i titolari di contratto a tempo indeterminato, effetto della fine degli incentivi, o almeno così pare.  Il Jobs Act da solo quindi, non sarebbe riuscito a dare una spinta definitiva, verso l’alto, al mercato del lavoro italiano.Lavoro in Italia


Sul tema c’è anche un altro fattore da tenere presente: mentre, secondo un’indagine Eurostat, il costo del lavoro nel 2015 è aumentato sia nell’area euro che nell’Ue (rispettivamente del 1.5% e del 2%), in Italia si è andati in controtendenza. Il costo del lavoro infatti, è sceso dello 0,5%. Un costo, che con i suoi 28,1 euro orari resta al di sotto della media europea (che va dai circa i 4,5 della Bulgaria agli oltre 40 del Belgio). Sebbene ci siano molte variabili da tenere presente, ce ne sono due che appaiono essere a monte di tutte le altre: come giustamente fa notare Il Sole 24 ore, nel 2015 il costo del lavoro in Italia ha “goduto”, dell’eliminazione dall’imponibile Irap,  e dei bonus contributivi legati alle nuove assunzioni, ovvero quegli incentivi la cui fine, come spiegato nel paragrafo precedente, avrebbe determinato un calo dell’occupazione a febbraio. Quindi, i posti di lavoro sarebbero calati nonostante il costo del lavoro sia andato nella medesima direzione.

La qualità del lavoro in Italia

A fare qualche analisi di diversa natura ci si è messa anche l’Ocse (OECD) che ha cercato di tracciare una mappa della qualità del lavoro nelle varie nazioni. Anche in questo caso l’Italia, come riporta ad esempio Il Fatto Quotidiano, appare navigare nelle acque basse della classifica. L’Ocse ha analizzato la qualità del lavoro in base a tre parametri precisi: il livello dei salarila protezione esistente nel mercato del lavoro, e il livello di benessere nell’ambiente di lavoro.

Il primo parametro riguarda ovviamente lo stipendio dei lavoratori e il rapporto della sua consistenza con il costo della vita nella nazione in oggetto. Il secondo parametro è decisamente molto importante: riguarda infatti quanto sia alta la possibilità di perdere il posto di lavoro. Non c’è infatti solo da considerare il guadagno percepito dall’attività lavorativa, ma anche quale sia la probabilità che questa cessi, più o meno improvvisamente, contro la volontà del lavoratore. Un problema questo, con il quale i precari hanno a che fare giorno e notte e che certo non contribuisce ad innalzare l’asticella della qualità del lavoro.

Lavoro 2

Il terzo parametro riguarda il benessere sul posto di lavoro, ovvero tutte qulle questioni che riguardano il tipo di lavoro svolto, gli orari, i rapporti umani in loco e via dicendo. Si tratta degli aspetti non prettamente economici direttamente legati all’attività lavorativa. Secondo l’analisi Ocse, i problemi maggiori per il lavoro in Italia deriverebbero più che altro dal secondo e dal terzo parametro. Ovvero da una scarsa protezione del posto di lavoro (ricordiamo ad esempio l’eterna questione dei cosiddetti “superprotetti” in contrapposizione ai precari a vita) e dal basso livello di benessere sul posto di lavoro.

Per quanto riguarda la protezione del mercato del lavoro, l’Italia è al di sopra solo di Grecia e Spagna, mentre per il livello di benessere sul luogo di lavoro, per l’Ocse circa la metà dei lavoratori italiani è sottoposta a pressioni maggiori del dovuto, per i motivi di cui sopra (tipo di lavoro, orari, rapporti). Va poi aggiunto che, per quanto riguarda il lavoro in Italia, la crisi ha paradossalmente aumentato la percentuale totale del benessere: questo perchè sono scomparsi migliaia e migliaia di posti di lavoro meno qualificati, dove solitamente l’ambiente di lavoro è peggiore, rispetto a quello in cui operano lavoratori con qualifiche più alte.

 




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