Lavoro femminile: molto resta ancora da fare

Sale il numero delle occupate e scende quelle delle inattive. Ma chi sceglie di diventare mamma fa sempre più fatica a mantenere il posto di lavoro

Le donne, si sa, sono vittime di discriminazioni lavorative. E a parità di mansioni, guadagnano cifre meno rotonde dei loro colleghi uomini. Si tratta di un gap che interessa quasi tutti i Paesi del globo, anche i più industrializzati, che hanno infatti deciso di impegnarsi per centrare un obiettivo ambizioso. Quale? Quello di ridurre del 25%, entro i prossimi 10 anni, la distanza salariale e lavorativa che intercorre tra i lavoratori e le lavoratrici del G20. Ce la faranno?


lavoro femminile

image by Goodluz

La situazione nel nostro Paese non è delle migliori. Il tasso di occupazione tra le donne risulta ancora ampiamente al di sotto della media europea (circa 12 punti percentuale in meno), soprattutto nelle regioni del Sud. Per non parlare delle difficoltà che le donne italiane incontrano quando scelgono di diventare mamme. Gli ultimi dati a disposizioni certificano che il 22,3% delle donne in gravidanza, a due anni di distanza dalla nascita, non ha fatto ritorno al lavoro. A dimostrazione di quanto sia complicato conciliare la sfera familiare con quella lavorativa. Per quanto gli ultimi dati diffusi dall’Istat sembrino profilare scenari un po’ più rosei. Nel mese di agosto, infatti, il numero delle donne occupate è aumentato di 29 mila unità in un solo mese  e di 149 mila unità in anno. Parallelamente il numero delle disoccupate è sceso di 108 mila unità in un anno, ma è salito di 16 mila unità in un mese. Mentre i numeri che riguardano le inattive hanno documentato andamenti incoraggianti, con una flessione di 58 mila unità, su base mensile, e di 98 mila unità, su basse annua. Detta in percentuali: il tasso di occupazione femminile, pari al 47,5%, è aumentato dello 0,2% in un mese e dello 0,9% in un anno. Il tasso di disoccupazione al 12,8% è salito dello 0,1%, da luglio ad agosto, ma è sceso dell’1,1% in un anno. Così come in calo dello 0,3% è risultato il tasso di inattività (pari al 45,4%) sia su base mensile che annua. Piccoli miglioramenti che non possono, però, autorizzare a consideraci, anche solo lontanamente, soddisfatti. Perché sul fronte del lavoro femminile, molto (per non dire troppo) resta ancora da fare.

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