Lavoro : Eurozona, nessun miglioramento in vista

I dati diffusi oggi dalla Bce non mettono molta allegria. La questione lavoro nell’Eurozona  rimane cruciale. A breve “non ci saranno miglioramenti” ed anzi, molto probabilmente la disoccupazione “aumenterà ancora” pur essendo arrivata all’11.9%, il dato più alto dall’inizio delle serie Eurostat. “Servono riforme per creare lavoro” ha spiegato la Banca centrale in una nota. Le emergenze maggiori sono quelle dettate dalla disoccupazione giovanile e da quella di lunga durata. Insomma sono veramente troppi i giovani che, in Europa, non hanno un lavoro e per giunta chi lo perde, giovane o meno che sia, in molti casi fatica a ritrovarlo, rimanendo disoccupato a lungo. Nel quarto trimestre, i dati hanno indicato un calo dell’occupazione pari allo 0,3%.


In sostanza “le condizioni del mercato del lavoro nell'area dell'euro si sono ulteriormente deteriorate negli ultimi trimestri, a causa della debole attività economica e degli aggiustamenti del mercato del lavoro in corso in diversi Paesi dell'area”. L’Italia, con la sua ultima e contestata riforma Fornero, è sicuramente uno di questi Paesi.  Un provvedimento annunciato come “strutturale” che per sua stessa natura difficilmente poteva essere in grado di creare effetti positivi nel breve periodo, seppur qualcosa si sarebbe già mosso, almeno secondo le parole dell’ispiratrice della stessa riforma. In ogni caso, sono soprattutto le condizioni economiche ad ostacolare la ripresa del mercato del lavoro.

In Italia, la scarsità di consumi (che influisce in modo diretto sulla produzione) e le troppe tasse stringono le imprese in una morsa che spesso si è rivelata letale.  In questo senso, sono praticamente costanti le denunce delle associazioni di settore riguardanti  la necessità di rivedere al ribasso gli oneri fiscali a carico delle aziende, unitamente ad un maggiore sostegno del credito da parte delle banche, allo sblocco dei debiti  della pubblica amministrazione (circa 70 miliardi) verso le imprese ed alla diminuzione del costo dell’energia (superiore di circa il 30% rispetto alla media europea).



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