Lavoro: ecco cosa dice la bozza Monti

Un’estensione del contratto di lavoro a tempo indeterminato, a patto di rendere più flessibile l’uscita da quest’ultimo. E’ uno dei punti fondamentali della bozza Monti sul lavoro, in cui c’è molto dell’opera svolta da Pietro Ichino, l’economista fuoriuscito dal PD. In questo modo si cercherà anche di far emergere la piaga del lavoro sommerso. Insomma, più posti di lavoro e migliori, ma a patto di una maggiore flexicurity, parola non molto conosciuta in Italia. Tutto questo affidando la contrattazione collettiva alle parti sociali. Un seconda questione chiave riguarda invece un altro tipo di contrattazione, quella in deroga. Per uscire dall’indurimento del mercato del lavoro, Monti indica la strada della deroga a norme di fonte pubblica o contrattuale, quando necessario e cmq in accordo con i lavoratori. Resteranno invece inviolabili i vincoli costituzionali, quelli delle norme comunitarie e quelli delle convenzioni internazionali.


A sostegno delle sue teorie Monti cita la contrattazione in deroga avvenuta in Germania, paese fortissimo dal punto di vista delle politiche del lavoro. Tali pratiche, nel paese della cancelliera Angela Merkel, hanno portato al rafforzamento delle relazioni industriali”. L’idea si basa sullo sperimentare nuove forme di gestione di eventuali crisi aziendali, di contrattazione dell’entità dei salari e degli investimenti. Inoltre, un cavallo di battaglia di Ichino è quello della semplificazione. Una rimodulazione radicale delle norme sul lavoro, troppe e troppo complesse per permettere vere riforme. L’obiettivo è quello di sradicare il dualismo del mercato del lavoro italiano, dove esistono posti ultra-sicuri per i quali i lavoratori godono di ottime tutele a fronte di due eserciti che invece di tutele ne hanno ben poche se non nessuna: quello dei precari e quello dei disoccupati. Una nota a margine riguarda i sindacati per i quali è stata fatta una proposta decisamente innovativa: “al sindacato minoritario al di sopra della soglia minima prevista – si legge – deve essere garantita la rappresentanza in azienda anche se non firma l’accordo”.



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