Lavoro e maternità: la situazione in Italia oggi

Secondo le indagini ISTAT tra le donne che lasciano il lavoro in Italia, vi sono:

– il 56% che dichiara di essersi spontaneamente licenziata per problemi di conciliazione dei ruoli;

– la restante parte dichiara di averlo perso per licenziamento.

Il fenomeno delle dimissioni in bianco, cioè far firmare in anticipo al momento dell’assunzione, le proprie dimissioni è una pratica ancora molto diffusa è ovviamente poco corretta.

Un aspetto da considerare nella situazione attuale del nostro Paese riguarda i congedi di paternità. Nell’ottobre 2010 il parlamento Europeo aveva approvato una legge per garantire anche ai padri due settimane di congedo obbligatorio. In Italia la riforma ha introdotto i congedi di paternità obbligatori di un solo giorno, a differenza di altri Paesi come ad esempio la Danimarca in cui i giorni di paternità sono tra sei -10 giorni e in Francia undici giorni. Eppure, nel nostro Paese la situazione della divisione dei ruoli nel lavoro familiare è la più asimmetrica d’Europa. Negli anni passati le donne svolgevano l’85% del lavoro familiare nel 1988 e il 77% nel 2008. Il 40% dei padri oggi dedica zero ore alla cura dei figli e 27% dedica zero alle altre attività familiari.

Con l’introduzione della nuova Riforma del lavoro è stato previsto un intervento per le mamme che rientrano al lavoro dopo i cinque mesi di maternità obbligatoria, tale intervento riguarda i vouchers per pagare la baby sitter cui sono stati aggiunti vouchers per nidi pubblici e privati.

L’Emilia Romagna si è dimostrata una delle Regioni che da anni si è attivata in tal senso assegnando vouchers di 250 euro al mese a famiglie con entrambi i genitori occupati.

Da recenti analisi, inoltre, in Italia è stato dimostrato che l’introduzione del working tax credit ha permesso di accrescere l’offerta di lavoro delle donne con bassa istruzione .

Un altro elemento che va menzionato riguarda le agevolazioni che la nuova Riforma del lavoro ha previsto per le assunzioni di donne prive di un impiego regolarmente retribuito da almeno sei mesi , soprattutto di quelle donne che risiedono in una delle regioni beneficiarie dei fondi strutturali e comunitari come Basilicata, Calabria, Campania, Puglia e Sicilia e che rientrano nella condizione di lavoratore svantaggiato.

Possiamo affermare che nonostante la crescita e l’aumento del tasso d’istruzione, c’è una forte sottorappresentazione delle donne in percorsi di studio più scientifico-tecnici correlata con più bassi stipendi e opportunità d’impiego. Difatti, dopo cinque anni dalla laurea, lavorano 86 uomini su cento contro 76 donne e i salari medi sono di oltre 1.500 euro per gli uomini e circa 1.100 euro per le donne, con un differenziale pari al 30%. Il nostro Paese, a tal proposito ha messo in atto una serie di interventi a livello regionale e universitario con borse di studio finanziate dal Fondo Sociale Europeo proprio in ambito tecnico-scientifico, al fine di incoraggiare le donne a indirizzarsi in questo settore professionale. 

CATEGORIES
TAGS
Share This

COMMENTS

Wordpress (0)