Lavoro e istruzione, l’UE boccia l’Italia

Italia bocciata dall’Ue su lavoro e istruzione, e sui collegamenti che la sfera della formazione scolastica possiede nei confronti di quella del mondo lavorativo. In questo senso il Bel Paese  ha ancora tanto da fare. Ad affermarlo è un rapporto della Commissione UE sugli squilibri macroeconomici del nostro Paese, laddove si osserva come “la debolezza del capitale umano potrebbe spiegare una parte significativa del gap di produttività del lavoro dell’Italia”. Insomma, in altri termini il report dell’istituzione comunitaria sottolinea come in Italia una delle determinanti che rallentano le possibilità di ripresa economica e di riavvicinamento alle best practices economiche sia da ricercarsi nel deterioramento della qualità del capitale umano.


Pochi laureati, competenze scarse e difficilmente “spendibili”, inesistente alternanza scuola – lavoro, dispersione scolastica superiore a quanto riscontrabile in altri Paesi e tanto (troppo altro) rappresentano alcuni dei principali termini di riferimento della scarsa produttività di cui l’Italia soffre oramai da diversi anni. Sintomi di negatività che – si legge ancora nel dossier spedito da Bruxelles – costano all’Italia circa 8 punti percentuali di Pil, recuperabili nel lungo periodo.

Dispersione scolastica. Uno degli elementi che il dossier della Commissione Europea sembra voler segnalare tra le ragioni del maggior deterioramento qualitativo del capitale umano italico è la dispersione scolastica. Secondo l’istituzione, la percentuale di giovani con un’età anagrafica compresa tra i 18 e i 24 anni che ancora non hanno completato il processo di istruzione superiore è stata pari al 17,6 per cento nel 2012, ben cinque punti percentuali in più di quanto riscontrabile nella media dell’Ue a 27. Come se non bastasse, nel ricco panorama di numeri spicca il fatto che la maggior parte degli abbandoni si registrano nel passaggio dalle medie alle superiori (una conferma ulteriore, se possibile, di quanto sia poco attenta il sistema educativo italiano al delicato momento dell’orientamento degli studenti verso scelte più accurate); in aggiunta, si noti altresì come la dispersione scolastica, contenuta nel Centro Nord al 15%, giunge al 20% nel Mezzogiorno, con picchi drammatici (25%) in Sardegna e in Sicilia.

Scarse competenze. Archiviato negativamente il tema della elevata dispersione scolastica degli studenti italiani, il dossier passa ad occuparsi delle scarse competenze che gli studenti italiani riuscirebbero a vantare in seguito al processo di apprendimento attraversato.  In proposito, un recente test condotto dall’Ocse sui 15enni tricolori dimostrerebbe come la qualità della loro istruzione sia nettamente inferiore alla media europea in lettura , in matematica e in scienze. Un ritardo che, comunque, non è certamente frutto del solo approccio educativo contemporaneo, visto e considerato che lo stesso si registra anche tra gli adulti: il 27,7 per cento delle persone comprese nella classe d’età anagrafica tra i 16 e i 65 anni, afferma tristemente il dossier, non arriva neanche al livello minimo. Insomma, senza particolari attenuazioni, la Commissione ritiene che gli italiani hanno un capitale umano più scarso degli altri Paesi e, di conseguenza, riuscirebbero a esprimere minore potenziale in ambito produttivo.

Alternanza scuola – lavoro, questa sconosciuta. A rendere ancora più deprimente il quadro (già di per sé a tinte fosche) sugli studenti italiani e sulle loro prospettive di lavoro, il dossier di Bruxelles ricorda come l’arretratezza maggiore sia scontata nell’ambito dell’alternanza tra scuola e lavoro, praticamente inesistenti. La Commissione sottolinea in proposito come in Italia solo il 3,9% dei giovani tra i 15 e 29 anni studia e lavora. Una percentuale imbarazzante se confrontata con il 22 per cento della Germania o, ancora, con la media UE a 28 Paesi membri, pari al 12,9 per cento. Di contro, da noi i Neet (i Not in Education, Employment or Training, ovvero le persone che non studiano, nè lavorano) sono il 23,9 per cento del totale, contro il 9,3 per cento in Germania e il 15,8 per cento della media UE.

Pochi laureati. In Italia vi sarebbe scarso capitale umano, nulla alternanza tra scuola e lavoro ed elevatissima dispersione scolastica. Ma non solo: il dossier comunica impietosamente che i livelli di istruzione terziaria (laurea) sono scarsi, con un numero di laureati italiani troppo basso rispetto a quanto necessario, principalmente a causa di un tasso di abbandoni universitari che è pari al 55 per cento, e che è il più elevato dell’intera media Ocse. Sarà anche, aggiungeva Il Sole 24 Ore in un suo recente commento, perché il maggior ritorno in termini salariali di un laureato rispetto a un diplomato è di soli 8 punti percentuali nell’arco di una intera vita lavorativi, 5 punti in medio della media europea. Dati che, in fin dei conti, possono supportare la mesta considerazione che, in fondo, la laurea non serva poi a tanto.

 




CATEGORIES
Share This

COMMENTS