Lavoro e disoccupazione: un quarto delle imprese ha problemi ad assumere secondo Unioncamere

In Italia un quarto delle aziende ha difficoltà a coprire i propri posti di lavoro attraverso le giuste professionalità secondo il Rapporto Excelsior 2018 di Unioncamere e Anpal.

Può sembrare paradosso, in un Paese in cui il tasso di disoccupazione – soprattutto, giovanile – è ai massimi ai livelli UE. Tuttavia, da una recente ricerca emerge che in un contesto quale quello italiano circa un quarto delle imprese manifesta delle difficoltà a trovare del personale interessato a ricoprire i posti di lavoro scoperti presso le proprie strutture. Insomma, sempre più imprenditori lamentano delle difficoltà nel trovare del personale che sia pienamente idoneo a ricoprire le mansioni richieste.


Lavoro e disoccupazione: il report Excelsior 2018

A mettere in evidenza tale particolarità all’interno del mercato del lavoro italiano è stato, qualche giorno fa, il Rapporto Excelsior 2018 da parte di Unioncamere e Anpal, secondo cui è ancora in aumento il differenziale tra la domanda di lavoro espressa dalle imprese dell’industria e dei servizi, e l’offerta che è contestualmente presente sul nostro mercato occupazionale.

Un disallineamento che sempre secondo l’analisi condotta da Unioncamere – Anpal avrebbe riguardato il 26% dei più di 4,5 milioni di contratti di lavoro che il sistema produttivo italiano aveva previsto di stipulare, ovvero il 5% in più di quanto non fosse stato riscontrato nel corso del precedente esercizio.

Stando a quanto afferma il presidente dell’istituto, Carlo Sangalli, l’analisi dimostra ancora una volta quanto sia profondo il disallineamento tra la domanda e l’offerta di lavoro, anche a causa dello sviluppo tecnologico in atto, che sta impattando altresì sulle competenze richieste ai lavoratori. Per Sangalli, nel prossimo futuro almeno a 9 profili su 10 sarà associata la richiesta di competenze di natura digitale, che si aggiunge alla maggiore propensione a ricercare profili altamente qualificati.

Quali sono i lavori più difficili da trovare

Ma quali sono i lavori più difficili da trovare in Italia? È ancora una volta il report Excelsior a darci una mano, affermando che tra le prime 30 professioni con maggiore difficoltà di reperimento al primo posto ci sono gli insegnanti di discipline artistiche e letterarie, con il 65,6% di risorse di difficile reperimento, davanti ad analisti e progettisti di software (60,7%), specialisti di saldatura elettrica (60,5%), installatori, manutentori e riparatori di apparecchiature telefoniche (60,2%) e agenti assicurativi (60,2%).

Sotto la quota del 60%, ma superiore al 50%, è la quota di elettrotecnici, animatori turistici e professioni assimilate, tecnici programmatori, saldatori e tagliatori a fiamma, tecnici elettronici, attrezzisti di macchine utensili e professioni assimilate, meccanici e montatori apparecchi industriali termici, idraulici e di condizionamento, ingegneri energetici e meccanici, operatori delle attività poligrafiche e di pre-stampa, agenti immobiliari, ingegneri elettrotecnici, specialisti nei rapporti con il mercato e pellicciai, modellatori di pellicceria e professioni assimilate.

Un problema per i più giovani

La situazione è evidentemente acuita per quanto attiene i più giovani. Secondo Excelsior, infatti, la difficoltà media di reperimento è del 26%, ma la percentuale sale nel caso dei più giovani. Di fatti, di 1,267 milioni di contratti per le quali le imprese si sono dette desiderose di assumere un under 30, il 28% è stato ritenuto non facile da trovare, con punte sopra il 60% per gli specialisti in scienze informatiche, fisiche e chimiche, e con percentuali tra il 43% e il 45% per quanto invece riguarda i tecnici in campo informatico, ingegneristico e della produzione, e per gli operai nelle attività metalmeccaniche ed elettromeccaniche.

Fin qui, naturalmente, i meri dati statistici sulla possibilità di trovare più o meno agevolmente le risorse necessarie da inserire in azienda. Il che, tuttavia, non chiarisce per quale motivo vi siano tali gap: è solo motivo di scarsa finalizzazione delle conoscenze dei potenziali lavoratori o è legato anche a una scarsa qualità dell’offerta da parte delle imprese?




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