Lavoro e 150 anni d’Italia, cosa cambia in busta paga

Ci avviciniamo a grandi passi alla fatidica data dei 150 anni dell’Unità d’Italia, che cade il 17 marzo. E come qualsiasi grande evento, che racchiude la storia di un popolo, di una Nazione, anche il 17 marzo quest’anno sarà considerato festivo. Un decreto del governo, infatti, qualche settimana fa, ha deciso di elevare a ricorrenza festiva, ma solo per quest’anno, la data dell’Unità Nazionale.


Le conseguenze per il mondo del lavoro sono diverse. Se per il pubblico impiego il problema non si pone, essendo il 17 marzo considerato giorno di vacanza, per i dipendenti privati la questione è più complessa. La ricorrenza del 17 marzo, infatti, si inserisce all’interno della vicenda del 4 novembre, la cui festività fu soppressa nel 1977, e al suo posto fu deciso di festeggiare la prima domenica di novembre. Da allora, accordi interconfederali hanno previsto per i lavoratori il diritto a riscuotere per il mese di novembre una retribuzione aggiuntiva sostitutiva della mancata vacanza.

Con il decreto di quest’anno, eccezionalmente, i dipendenti privati si troveranno a usufruire della doppia retribuzione a marzo, perdendo quella di novembre. Un effetto nullo, quanto alla busta paga, ma per le imprese non è così. Infatti, a parità di monte-salari, diminuirà per loro il numero di ore di produzione, in quanto il 17 marzo non si lavorerà. E già gli imprenditori delle Pmi e della stessa Confindustria parlano di rischio calo della produttività.



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