Lavoro domenicale: il danno da usura psico-fisica va risarcito

"Il riposo dopo sei giorni di lavoro consecutivo costituisce un diritto irrinunciabile": a ricordarlo una recente sentenza emessa dai giudici della Cassazione

Lavorare sette giorni su sette, senza godere del riposo settimanale che spetta di diritto? Al netto degli straordinari che si possono scegliere di fare, il lavoro non stop può causare danni pesanti. Come messo in evidenza da una recente sentenza emessa dalla Cassazione che ha fornito il pretesto per rimarcare la differenza tra il danno da usura psico-fisica e quello alla salute.


Il caso di un dipendente pubblico comunale a cui era stato chiesto di svolgere attività di custodia anche la domenica ha, infatti, costretto i giudici a interrogarsi sulla questione. E a stabilire che il lavoro domenicale senza risposo compensativo può determinare un danno da usura psico-fisica che può essere anche solo presunto. Il dipendente in questione dovrà essere “risarcito” con una maggiorazione del 20% del lavoro svolto di domenica e dovrà beneficiare delle retribuzioni dei giorni di riposo non fruiti. Discorso diverso per il danno biologico o alla salute che, a differenza del precedente, non può essere presunto ma deve essere sempre dimostrato. In pratica, il dipendente che afferma di essersi ammalato perché ha svolto la sua attività lavorativa in maniera continuativa (e dunque usurante) dovrà fornire tutte le prove, dimostrando il nesso eziologico che esiste tra il lavoro non-stop e la sua infermità. Al netto dei cavilli giurispudenziali, resta comunque quanto sottolineato nella sentenza della Cassazione: “Il riposo dopo sei giorni di lavoro consecutivo costituisce un diritto irrinunciabile del dipendente, garantito dal’articolo 36 della Costituzione e dall’articolo 2109 del Codice Civile”.



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