Lavoro da insegnanti: nuove assunzioni e qualche novità

Qualche settimana fa è stato finalmente approvato l’atteso decreto Scuola. Un provvedimento contraddistinto da una ondata preannunciata di nuove assunzioni (85 mila posti di lavoro, di cui 69 mila destinati agli insegnanti, e 16 mila riservati al personale tecnico – amministrativo), da spalmarsi nei prossimi tre anni, sulla base dei posti vacanti e disponibili in ognuno dei tre esercizi scolastici. Sempre secondo quanto previsto dal provvedimento, metà degli insegnanti sarà scelta tra i vincitori dell’ultimo “concorsone” e di quelli precedenti, mentre l’altra metà sarà soddisfatta dalla lista dei precari presenti nelle graduatorie ad esaurimento.


In maniera più specifica, tra i 69 mila docenti da assumere in tre anni vi saranno 26 mila insegnanti di sostegno (12 mila nella scuola dell’infanzia e nella primaria, 14 mila in quella secondaria), i quali – dal prossimo anno – saranno ripartiti in maniera equa a livello regionale. Si tenga tuttavia conto (ed è questo uno dei principali elementi che ha fatto storcere il naso alle associazioni di categoria), che il piano di nuove assunzioni dovrà necessariamente avvenire nel pieno rispetto degli obiettivi programmati di finanza pubblica e nel rispetto del criterio di invarianza finanziaria: un duplice elemento che rischia di far saltare il bando qualora le condizioni finanziarie si rivelassero incompatibili.

Le novità per i docenti non finiscono tuttavia qui, visto e considerato che tra le fondamentali innovazioni previste vi è anche la riduzione del periodo di servizio necessario per la richiesta di trasferimento in un’altra provincia. Con il passaggio al nuovo termine di tre anni (ex cinque), i tempi di trasferimento dovrebbero accorciarsi in maniera considerevole, soddisfacendo pertanto le numerose richieste di tutti quegli insegnanti che pur di ottenere una cattedra hanno accettato qualsiasi destinazione, e che ora gradirebbero tuttavia un ritorno negli urbani confini natii.

Cambia altresì la modalità di reclutamento dei dirigenti scolastici, che saranno ora scelti mediante un concorso selettivo di formazione, bandito ogni anno dalla Scuola nazionale dell’amministrazione. E, a proposito di carriere, non mancano le critiche e le segnalazioni da parte delle stesse associazioni di categoria, che più che lamentare un inefficiente livello di ingresso per i nuovi insegnanti, esprimono insoddisfazione per la mancanza di percorsi di crescita e di carriera professionale, con una progressione che in Italia è evidentemente molto più lenta del resto d’Europa e avviene fondamentalmente mediante anzianità. Di qui l’ipotesi di un programma di formazione e aggiornamento continuo, in cambio del riconoscimento delle ore di didattica non frontale.




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