Rapporto UIL: crescono contratti a tempo determinato

Il mondo del lavoro è cambiato negli ultimi anni, sotto la spinta della globalizzazione e dell’apertura dei mercati, che hanno richiesto un plus di concorrenza e di flessibilità anche ai lavoratori. A maggior ragione, il biennio di crisi economica mondiale, che ha colpito anche l’Italia, ha modificato le caratteristiche del mondo del lavoro, con mutamenti che ora vengono certificati anche dai dati più o meno ufficiali.


L’ultimo rapporto Uil parla di un 76% dei nuovi contratti tra il 2009 e il 2010, che sarebbe a tempo determinato. Secondo il rapporto, infatti, a gennaio 2009 e giugno 2010, i nuovi contratti lavorativi attivati sarebbero ben 14,3 milioni. Di questi, 3,4 milioni sarebbero a tipologia indeterminata, ossia contratti fissi, contro il 76% a tempo determinato, o di tipo collaborativo, che il sindacato definisce “deboli”.


Diversificazioni si hanno anche tra le categorie di persone coinvolte, oltre che per territorio.

Il nord usa di più i contratti a tempo indeterminato, rispetto a centro e sud. Ad avere contratti a termine, inoltre, sarebbero più le donne, con il 78,4%, rispetto al 73,4% degli uomini.

Se i dati fossero confermati, ciò significherebbe che i contratti a termine sarebbero più diffusi laddove c’è meno occupazione e produzione, e tra le categorie più colpite dalla disoccupazione o inattività.



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