Lavoro: cresce la ricerca di laureati, ma cala il numero di posti

Secondo uno studio realizzato da Unioncamere, il mercato del lavoro italiano starebbe attraversando un periodo di modifiche decisamente importanti. I dati raccolti infatti, hanno indicato una tendenza sempre più consistente delle aziende nell’assumere diplomati e laureati, in particolare, per quest’ultima categoria, economisti, ingegneri e laureati in medicina. A fronte però di una diminuzione del numero di posti di lavoro. Insomma, attualmente le imprese assumono meno a causa della crisi, puntando però maggiormente su personale con livello d’istruzione medio-alto o addirittura elevato.  Il numero di laureati in previsione d’assunzione per il 2013 è stato stimato in 58.000 circa, quasi il triplo invece, circa 160.000, le assunzioni previste per chi possiede  "un titolo di studi secondario o post-secondario". Per un totale che sfiora il 60% delle assunzioni complessive nel 2013 (circa 220.000, su 367.000 totali). Una percentuale che nel 2012 aveva di poco superato il 55%.


Insomma, un aumento di non poco conto, se si considera il periodo storico non certo roseo. Un fenomeno che se dovesse  stabilizzarsi o addirittura crescere d’importanza, potrebbe certamente contrastare la triste fuga di cervelli in atto da tempo nel nostro Paese, che senza alcun dubbio, di cervelli, è in grado di “produrne” di eccellenti. Una fuga, tra l’altro, che non riguarderebbe solo l’abbandono dell’Italia, alla ricerca di terreni lavorativi più fertili e redditizi all’estero; la perdurante crisi ha infatti accentuato una tendenza che vede il verificarsi della suddetta fuga addirittura a monte. Ad inizio anno, il Cun  dava notizia della sempre minore propensione dei giovani italiani ad iscriversi all’università. Quasi 60.000 iscritti in meno rispetto a dieci anni fa, non sono pochi, ma va detto che in alcuni settori lavorativi, l’offerta di personale laureato (a vari livelli e con o senza esperienza) ormai da diversi anni supera di gran lunga la domanda di lavoro da parte delle imprese, generando un ingorgo occupazionale che spesso costringe studenti ultra-specializzati a ripiegare su lavori che nulla c’entrano con il loro percorso formativo. Sempre ammesso che riescano a trovarlo, un lavoro, cosa di questi tempi non certo facile.

Ancora a gennaio di quest’anno, il risultato di una ricerca condotta dal sito Tesionline, metteva in luce la poca utilità della laurea nel trovare un lavoro, così come percepita dai giovani intervistati. E per chi frequenta gli ambienti universitari è spesso fin troppo facile intercettare discorsi tra studenti il cui "sentiment" sul tema  aderisce perfettamente al risultato della suddetta ricerca; la laurea, presa da sola, è “poco utile” a trovare lavoro. E’ tra l’altro comprensibile che le ricerche di personale da parte delle aziende, si orientino primariamente su individui non solo adeguatamente formati, ma che, possibilmente, abbiano già maturato esperienze anche brevi in contesti lavorativi.

Il problema è indubbiamente strutturale ed andrebbe risolto, ad esempio, connettendo maggiormente studenti e mondo del lavoro, come ha spiegato ieri il Ministro dell’Istruzione Maria Chiara Carrozza: "Mai più giovani che a 25 anni non hanno mai lavorato" ha infatti detto, frase che, a onor del vero, ha aperto un dibattito piuttosto acceso,tra l’altro accolto quasi con gioia dallo stesso Ministro, che  pur lamentandosi della "mancanza di una strategia", si è rifiutato di "dare per persa l'Italia e di dare per perse grandi parti del territorio italiano".

 




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