Lavoro: calano i licenziamenti, ma il Sud continua ad arrancare

Nel quarto trimestre del 2015, i rapporti di lavoro attivati sono aumentati e le cessazioni diminuite. Ma le cose, soprattutto per le donne del Sud, continuano ad essere complicate

La nota diffusa dal ministero del Lavoro, relativa al quarto trimestre del 2015 (ottobre-dicembre), fotografa una situazione complessa. La percentuale di rapporti di lavoro attivati è cresciuta del 7,2% in un anno mentre quella dei rapporti cessati è scesa del 3,6%. Basterebbe questo a confortare la tesi sostenuta dai più ottimisti – che continuano a salmodiare il successo del Jobs Act – ma consultando i dati forniti dalla rilevazione con più attenzione ci si rende conto che la situazione non è poi così rosea. Soprattutto per le donne del Sud.


lavoro

image by Rido

Boom di contratti a tempo indeterminato, ma le donne…

La panoramica scattata dall’ufficio statistico del ministero del Lavoro ha rilevato che, negli ultimi tre mesi del 2015, le attivazioni sono state oltre 2 milioni e mezzo e sono risultate in crescita del 7,2% rispetto a quelle registrate nello stesso periodo dell’anno precedente. Ma se i rapporti avviati con contratto a tempo indeterminato sono aumentati del 100,9%, quelli avviati con contratti a tempo determinato sono scesi del 7,7%, così come quelli di apprendistato (-17,7%) e le collaborazioni crollate, in un anno, del 40,4%. A livello territoriale, è il Nord che ha fatto registrare il maggior numero di attivazioni (oltre 986 mila quasi equamente distribuite tra uomini e donne), seguito dal Sud con 859.448 attivazioni di cui solo 380 mila riferibili alle donne e dal Centro che ne ha totalizzate poco più di 660 mila attivazioni. Ma nel giorno che celebra la festa internazionale della donna, può essere interessante sottolineare come lo studio riveli che le contrattualizzazioni femminili siano calate, a livello nazionale, dell’1,6% coinvolgendo 19.800 unità, molte delle quali vivono nel Mezzogiorno del Paese. Ancora: il 73% delle attivazioni avviate nel quarto trimestre del 2015 ha interessato il settore dei servizi, il 15,1% l’industria e l’11,2% l’agricoltura. Quanto alla tipologia contrattuale: quasi il 59% delle attivazioni ha chiamato in causa un contratto a tempo indeterminato, il 29,5% è stato suggellato da un contratto a tempo determinato e il 4,2% da un contratto di collaborazione.

Giù i licenziamenti, su le dimissioni

E passiamo alle dolenti note: quelle che riguardano le cessazioni. Nel periodo preso in esame dal report, se ne sono contate 3.104.151, il 3,6% in meno rispetto a quelle rilevate nel quarto trimestre del 2014. Nel dettaglio: le cessazioni dovute alla fine di un’attività sono scese del 21,3%, i licenziamenti hanno fatto registrare una flessione del 14,9%, le cessazioni legate alla scadenza naturale del contratto sono calate del 5,5% mentre le dimissioni sono aumentate dell’8,9%. Il numero più alto di cessazioni è stato rilevato al Sud (oltre 1 milione e 200 mila di cui più di 701 mila hanno coinvolto gli uomini e quasi 500 mila le donne). A seguire le cessazioni contate al Nord che sono state più di 1 milione e 177 mila e quelle del Centro che si sono fermate a 723.647. Ancora: le contrazioni più pesanti hanno coinvolto il settore dei servizi (oltre 1 milione e 902 mila cessazioni), seguito dall’agricoltura (766.367) e dall’industria (434.991). Detto in percentuali però: se le cessazioni nei settori dell’industria e dei servizi sono calate, in un anno, rispettivamente del 10,9 e del 5,24%, quelle nell’agricoltura sono invece aumentate del 6%: Cosa vuol dire? Che rispetto all’ultimo trimestre del 2014, nel 2015 più lavoratori delle campagne sono rimasti a casa. E infine la tipologia contrattuale: il 67,6% delle cessazioni rilevate dall’ufficio statistico del ministero ha coinvolto contratti a tempo determinato, il 18,4% contratti a tempo indeterminato e il 7,3% contratti di collaborazione.



CATEGORIES
Share This

COMMENTS