Lavoro all’estero, tutti i numeri delle nuove emigrazioni italiane

La più lunga crisi economica dal secondo Dopoguerra ha prodotto un’accelerazione nel trend già da tempo assunto da parte della popolazione tricolore, relativo alla necessità (desiderio?) di emigrare all’estero in cerca di lavoro. Ma quanto è stato ampio il fenomeno nel corso degli ultimi anni? E quali sono state in tema di lavoro all’estero le mete più ambite ricercate da giovani e meno giovani che al fine di ottenere una maggiore soddisfazione professionale hanno cercato di rivolgere la propria attenzione al di là dei confini nazionali?


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A fornire una risposta puntuale è il Centro studi di ImpresaLavoro, che ha condotto una interessante indagine sulla base dei dati Eurostat.

Secondo l’analisi sopra effettuata, sarebbero stati 554.727 gli italiani che tra il 2008 e il 2013 avrebbero lasciato il proprio Paese per cercare fortuna all’estero: di questi, ben 125.735 lo hanno fatto nel corso del solo 2013, cavalcando un ritmo di crescita del 55% su base annua. Il 39% di tutti coloro i quali hanno varcato i confini nazionali per scopi occupazionali (in termini assoluti, 214.251 unità, di cui 47.048 nel 2013), sono rappresentati da giovani di età compresa tra i 15 e i 34 anni, in aumento del 40% rispetto al 2008.

Lavoro all’estero: le destinazioni più gettonate

Per quanto concerne invece i mercati di destinazione, sembra prevalere la naturale propensione a individuare dei Paesi considerati “accoglienti”, all’interno dei quali trovare migliori prospettive di formazione e un mercato del lavoro che proponga numerosi sbocchi professionali. In tal senso, l’emigrazione italiana all’interno dell’Unione Europea è sembrata preferire la Germania, Paese che presenta un tasso di disoccupazione intorno al 6%, ma che – di contro – offre molte meno opportunità di “qualità” a chi cerca magari una prima occupazione (secondo alcune analisi effettuate all’interno dei confini tedeschi, oltre il 20% degli impieghi avviene a salari bassi e coperture assicurative minime).

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Ebbene, a conferma del fatto che quanto sopra contrasta visibilmente con l’immagine di grande appetibilità della Germania, l’Ocse afferma che secondo un recente studio il 60% di coloro che si trasferiscono in Germania per lavoro vanno via dopo un solo anno. Ma che, nonostante ciò, tra il 2007 e il 2011, anni culmine della grave crisi economico finanziaria, l’emigrazione verso la Germania da parte dei greci è cresciuta del 73%, da parte degli spagnoli del 50%, da parte dei portoghesi e degli italiani del 35%.

Al di là dell’Unione Europea, ImpresaLavoro ha rilevato un consistente numero di italiani (26.072 unità) che si è trasferita negli Stati Uniti: di questi, 9.104 sono giovani, e in 5.560 hanno preso tale decisione nel 2013.




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