Lavoro al Sud: rilanciarlo è fondamentale

E' necessario rilanciare il lavoro al Sud, sfruttando le enormi potenzialità del territorio e di chi in quel territorio ci vive da sempre

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La disoccupazione è una piaga che dilania, seppur con intensità diversa, tutte le regioni dello stivale, ma è il Meridione ad essere maggiormente colpito dalla mancanza di lavoro. Si genera così un enorme divario tra Nord e Sud. Quest’ultimo andrebbe invece rilanciato, date le enormi potenzialità che “nasconde”. Per avere un quadro chiaro della situazione del lavoro al Sud, basta dare un’ occhiata ai dati contenuti nel rapporto Svimez 2014, (acronimo per Associazione per lo sviluppo dell’Industria nel Mezzogiorno): Sud Italia a rischio desertificazione umana e industriale. Dalle stime dell’istituto, emerge la fotografia di un Sud inchiodato sia dall’emergenza sociale, con un tracollo occupazionale (l’80% delle perdite dei posti di lavoro in Italia si è verificata nel Mezzogiorno), che da quella produttiva ( meno 53% degli investimenti in cinque anni di crisi , meno 20% gli addetti).


Numeri preoccupanti

A ciò, il rapporto, segnala un progressivo aumento delle famiglie povere pari al + 40% per la difficoltà a trovare un posto di lavoro che consenta loro di vivere dignitosamente, un considerevole calo delle nascite, si fanno meno figli a fronte delle disagevoli condizioni economiche. Infatti, nel 2013 il numero dei nati ha toccato il suo minimo storico di 177 mila, il numero più basso dal 1861 e i decessi sono stati maggiori rispetto alle nascite, segue una sempre più massiccia emigrazione (116 mila abitanti solo nel 2013) e si corre il rischio di perdere nei prossimi 50 anni 4,2 milioni di abitanti.

Ultima in classifica tra le regioni meridionali, la Calabria. Secondo il rapporto è la più povera d’Italia con un Pil pro capite di 15.989 euro meno della metà di quello del Trentino Alto Adige, Lombardia e Val d’Aosta e un tasso di disoccupazione ufficiale pari al 22,2%. Quello maschile ammonta al 21,5% mentre quello femminile è del 23,5%. Inquietanti i dati relativi alla disoccupazione giovanile ( fino a 24 anni) con un tasso del 56,1% e sono circa 12.000 i “giovani neet”(non più inseriti in un percorso formativo e neppure impegnati in un’occupazione lavorativa) tra i 15 e i 34 anni. Primato negativo anche per il lavoro sommerso in cui l’incidenza del valore aggiunto dal lavoro in nero è del 18.6% su quello regolare.

Lavoro al Sud:  sfruttare il territorio

Numeri che gravano pesantemente sul sistema politico economico nazionale e che ancora una volta lanciano l’allarme sulla necessità di focalizzare l’attenzione sulla” questione meridionale” da troppo tempo ormai abbandonata a se stessa e in balìa delle continue adulazioni della criminalità organizzata. Lo Svimez infatti, oltre ad elencare le cifre killer sopra riportate, si fa promotore di un piano di intervento che concerne la rigenerazione urbana , il rilancio delle aree interne, la valorizzazione del patrimonio culturale e la creazione di una rete logistica in un’ottica mediterranea.

La speranza è che ciò si possa realizzare contribuendo a risanare adeguatamente attraverso un piano politico ed economico ad ampio raggio un territorio storicamente operoso. Il Sud, infatti, non è nato povero, lo è diventato. La rinascita del Mezzogiorno potrà esserci solo valorizzando le grandi risorse del suo patrimonio, le capacità culturali delle masse giovanili, da utilizzare negli innumerevoli settori di attività imprenditoriali, che questa zona del paese offre da sempre. Perché ciò possa verificarsi, sarà necessario rivalutare le potenzialità “sommerse” del Sud-Italia, rilanciando quest’ultimo. Per fare questo c’è assoluto bisogno di tracciare un progetto politico che possa fondere le grandi risorse che questa terra offre, la sua forza lavoro, la sua grande capacità creativa, con il resto del Paese, contribuendo sostanzialmente al suo sviluppo ed al suo miglioramento economico e sociale.

 

Paola Petullà




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