Lavoro agile: in arrivo nuove norme per lavorare da casa

La misura sarà applicabile solo ai lavoratori dipendenti che potranno scegliere di restare a casa o di appoggiarsi a una qualsiasi postazione esterna all'azienda. Percependo lo stesso stipendio dei loro colleghi

Si profilano novità interessanti per i lavoratori dipendenti interessati a svolgere le loro prestazioni professionali da casa. Con 9 articoli contenuti in un disegno di legge collegato alla Legge di Stabilità, il Governo ha infatti pensato di regolare il cosiddetto “smart working” o, per dirla all’italiana, il “lavoro agile” che prevede appunto la possibilità di lavorare fuori dall’ufficio o dall’azienda.


lavoro agile


image by Goodluz

Più produttivi da casa

Si tratterebbe dell’evoluzione del vecchio “telelavoro” a cui molte aziende italiane hanno, fin qui, fatto ricorso per preannunciare un licenziamento o per “allontanare” le risorse considerate meno strategiche. Con la regolarizzazione del lavoro agile si intende superare questo scarto ponendo i lavoratori che sceglieranno di non andare più con regolarità in azienda sullo stesso piano di quelli che invece continueranno ad andarci. Ma chi potrà optare per lo smart working e cosa prevede esattamente la normativa? La misura vale soltanto per i lavoratori dipendenti (e non per le partite Iva) e si potrà applicare sia al lavoro a tempo determinato che indeterminato. L’idea portante è quella di far crescere la produttività del dipendente permettendogli di “conciliare” (in maniera più agile appunto) i tempi della vita privata con quelli del lavoro. E puntando tutto sulle sue motivazioni e sulla flessibilità. Nello specifico: i nove articoli messi a punto dal professor Maurizio Del Conte prevedono che si possa lavorare in maniera “agile” anche solo saltuariamente (per esempio, un solo giorno alla settimana), utilizzando strumentazioni tecnologiche e senza indicare una postazione fissa. Lo smart working verrà concesso solo ai lavoratori che ne faranno esplicita richiesta (secondo un principio di volontarietà) e verrà regolarizzato da un accordo scritto con il datore di lavoro in cui verranno definiti le modalità e l’utilizzo dei dispositivi tecnologici e gli orari e le fasce di riposo.

Ma le pmi restano scettiche

E le retribuzioni? Chi sceglierà di lavorare da casa (o comunque fuori dall’azienda) dovrà percepire lo stesso stipendio dei suoi colleghi regolarmente seduti in ufficio. E parità di diritti verrà garantita anche sul fronte della sicurezza, grazie a un accordo con l’Inail che prevede la “copertura” di eventuali infortuni occorsi lavorando in un luogo lontano dall’azienda o durante il tragitto dalla propria abitazione alla postazione scelta. E per finire gli incentivi fiscali e contributivi che, stando a quanto trapelato finora, dovrebbero essere concessi (esattamente come previsto dalla Legge di Stabilità a proposito della contrattazione di secondo livello) anche alle aziende che sceglieranno di puntare su questa nuova modalità di lavoro. Secondo una recente indagine realizzata dal Politecnico di Milano su un campione di 254 aziende di grandi dimensioni, il 17% di loro ha già adottato lo “smart working”, il 14% prevede di introdurlo nel breve periodo, il 37% si dice molto interessato e disposto a farlo (pur non avendolo ancora pianificato) e il 12% mostra invece poco entusiasmo. Mentre il riscontro dato dalle 351 aziende di piccole e medie dimensioni interpellate è stato sicuramente più “tiepido”: il 48% di loro ha, infatti, dichiarato di non essere interessato a introdurre iniziative di questo tipo.

 



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