Lavori del Web: opportunità e sfide dalla Rete

C'è chi deve vedersela con una mole oceanica di dati e chi deve monitorare costantemente chat e blog. Ma a passarsela peggio sono sicuramente gli "spazzini digitali" costretti a visionare orrori di ogni tipo

La Rete corre alla velocità della luce aprendo scenari – anche professionali – fino a qualche anno fa inimmaginabili. Dai data scientist ai reputation manager, le opportunità non mancano. Anche se – è doveroso precisarlo – i nuovi professionisti del Web vengono ingaggiati, per il momento, solo dalle grandi aziende. O da quei pochi piccoli imprenditori che tradiscono una lungimiranza ai limiti della “spericolatezza”.


Una rassegna completa dei nuovi lavori del Web è impossibile fornirla, ma rifacendoci al materiale prodotto dall’Iwa Italy – che ha redatto delle vere e proprie schede sui nuovi profili professionali 2.0 – ci limiteremo a citare quelli che, a nostro avviso, risultano più interessanti e promettenti. Partendo dal Web community manager che si occupa di instaurare relazioni (per poi mantenerle nel tempo) tra i membri di una comunità virtuale e l’azienda o l’ente che rappresenta. Attraverso l’analisi attenta delle conversazioni che si consumano sui blog, sulle chat, sui social network o sugli stessi siti aziendali. Grandi prospettive sembrano aprirsi anche per i Data scientist che devono raccogliere, analizzare e interpretare dati per fornire indicazioni preziose al management dell’azienda. Come? Selezionando, nel mare magnum della Rete, cifre e statistiche che, a loro avviso, possono fornire utili orientamenti per lo sviluppo dell’impresa per cui lavorano.

Buone chance sembrano profilarsi anche per gli E-learning specialist che devono progettare, gestire e monitorare percorsi di apprendimento online ricorrendo a metodologie didattiche precise. O per i Reputation manager che devono promuovere e potenziare la notorietà del brand sulla Rete attraverso una serie di attività mirate. Si tratta, in pratica, di PR digitali che, partendo dall’analisi del sentiment (ovvero di quello che gli utenti pensano dell’azienda) tentano, in ogni modo, di rinforzarne la reputazione sul Web.

Ma c’è anche chi, sulla Rete, è costretto a fare un lavoro tutt’altro che gratificante. Quella dello “spazzino del Web” (professione che, sia detto per inciso, non è inserita nell’elenco dell’Iwa Italy) è un’occupazione che può creare grandi problemi perché costringe a visionare una quantità altissima di immagini disturbanti. In pratica, lo “spazzino” digitale deve rimuovere, per conto di grandi colossi come Google, tutti quei video i cui contenuti sono considerati inopportuni. Si va dalle esecuzioni militari alle mutilazioni fino ai filmati pedopornografici o necrofili. Una rassegna degli “orrori” che turberebbe chiunque. E da cui in molti finiscono per scappare. Da qui l’esigenza di affiancare a queste risorse (che cercano di “fare pulizia” sul Web) uno staff di psicologi incaricati di rendere più “sopportabile” il loro lavoro.

 




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