Lavoratori più partecipi: ecco cosa chiedono i sindacati

Nel modello di relazioni industriali immaginato da Cgil, Cisl e Uil, ai precari vengono riconosciuti più diritti e i lavoratori possono partecipare alle scelte che riguardano la governance delle aziende

Si intitola “Un moderno sistema di relazioni industriali” il corposo documento che Cgil, Cisl e Uil vogliono sottoporre all’attenzione delle associazioni di categoria per definire i contorni di un nuovo modello orientato ad accrescere la produttività, senza trascurare i diritti dei lavoratori. Un modello che, secondo le confederazioni sindacali, deve tener conto della centralità del ruolo delle parti sociali e definire nuove regole di crescita industriale. Con contratti più inclusivilavoratori più partecipi alle scelte che riguardano la governance delle aziende.


Il documento messo a punto da Cgil, Cisl e Uil si incardina, infatti, su tre pilastri fondamentali: la contrattazione, la partecipazione e le regole, ma è sul primo punto che il testo si intrattiene particolarmente. La convinzione dei sindacati è che occorra ottenere contratti più inclusivi capaci di accorciare le distanze tra i diritti che vengono riconosciuti ai lavoratori “strutturati” e quelli che non sono, invece, concessi ai precari. Il documento propone, inoltre, una razionalizzazione del numero di contratti nazionali e un rafforzamento (tanto quantitativo quanto qualitativo) dei contratti di secondo livello che, tenendo conto delle specifiche esigenze dei settori o dei territori, porteranno – secondo gli estensori del testo – a un incremento della produttività e della competitività delle imprese.

In sostanza, il modello delineato da Cgil, Cisl e Uil auspica che la contrattazione (sia nazionale che di secondo livello) sia orientata a favorire la crescita dell’occupazione (soprattutto quella femminile), a migliorare le condizioni di sicurezza sul posto di lavoro, a incrementare il valore aggiunto dei prodotti e dei servizi offerti, a rafforzare i livelli salariali (tenendo in considerazione gli andamenti della micro e della macroeconomia) e a migliorare le condizioni di vita dei lavoratori, attraverso un potenziamento delle politiche di “conciliazione”. Di più: il testo propone alle associazioni di categoria – come Confindustria, Confcommercio e Confservizi, per intenderci – di appoggiare la riforma degli ammortizzatori sociali che dovrebbe tendere ad aumentare l’uso dei contratti di solidarietà e a favorire la formazione continua in azienda.

Per quanto riguarda il punto relativo alla partecipazione, il nuovo sistema di relazioni industriali immaginato da Cgil, Cisl e Uil prende le mosse dall’articolo 46 della Costituzione che recita: “Ai fini della elevazione economica e sociale del lavoro e in armonia con le esigenze della produzione, la Repubblica riconosce il diritto dei lavoratori a collaborare, nei modi e nei limiti stabiliti dalle leggi, alla gestione delle aziende”. Lavoratori più partecipi, dunque, anche a livello di governance, con scelte che dovrebbero favorire uno sviluppo sostenibile. “L’intero modello delle relazioni industriali – si legge nel documento redatto dai sindacati – deve evolvere con una scelta strategica che elevi la partecipazione dei lavoratori a valore fondamentale per la crescita democratica, politica e sociale dell’intera collettività nazionale”.



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