Lavorare troppo: il direttore della Reggia di Caserta nel mirino dei sindacati

Il funzionario bolognese ha ritmi troppo serrati che i sindacati del posto non gradiscono. Ma sotto la sua gestione, la Reggia ha raddoppiato gli incassi

Mauro Felicori è il nuovo direttore della Reggia di Caserta. A nominarlo è stato il ministero dei Beni Culturali che lo ha selezionato con un bando internazionale. Il suo arrivo alla Reggia non è passato inosservato, soprattutto ai sindacati locali che hanno puntato l’indice contro il suo modus operandi. Perché? Perché il funzionario bolognese è un vero e proprio stacanovista che arriva al lavoro alle 7.30 per andarsene (solitamente) dopo le 20.00. Contravvenendo – è la tesi sostenuta dai sindacalisti del posto – ad alcune regole che riguardano la salvaguardia della struttura.


La notizia, diffusa dal quotidiano Il Mattino, ha suscitato grande interesse. Spingendo molti osservatori a sintetizzare che il solerte direttore è finito nel “mirino” dei sindacati per il suo “vizio” di lavorare troppo. Ma è davvero così? Partiamo col dire che lo scorso 23 febbraio, la Uil, la Usb e la Ugl di Caserta hanno inviato un documento ufficiale al ministro della Cultura, Dario Franceschini, e al responsabile generale dei musei per informarli di alcuni “rilievi” condotti sulla gestione della Reggia di Caserta. “Il Direttore – hanno scritto i sindacati – permane nella struttura fino a tarda ora, senza che nessuno abbia comunicato e predisposto il servizio per tale permanenza. Tale comportamento mette a rischio l’intera struttura”. 

“La Reggia – ha aggiunto il coordinatore della Uil-Pa, Angelo Donianon è un semplice ufficio, ma è un museo. E come tutti gli enti simili, ci sono delle procedure particolari da rispettare per la permanenza oltre l’orario di chiusura. Il direttore dovrebbe sapere che, se resta in una zona del museo dopo la chiusura, ha l’obbligo di predisporre un servizio per far lavorare in sicurezza sia lui che i custodi notturni. E poi se resta per lavorare siamo felici – ha dichiarato Donia – peccato che in sei mesi di gestione, la macchina museale non sia ancora partita e ad oggi la manutenzione è scarsa e qualsiasi riparazione, anche la più piccola, è un problema”.

Il je accuse mosso dalle sigle sindacali ha suscitato la reazione del diretto interessato: “E’ stato un gesto di sfida che – ha commentato il direttore – finisce solo per danneggiare l’immagine di tanti lavoratori della Reggia che stanno partecipando, con passione, al progetto di rilancio del Palazzo Reale. Io non ho nulla di cui giustificarmi ha continuato Felicori – per me questo incarico rappresenta un’enorme responsabilità. La Reggia è vigilata 24 ore su 24 e, anche se il direttore chiedesse a qualcuno di fare lo straordinario per seguirlo dopo la chiusura, non ci sarebbe nulla di male, ma io non l’ho mai fatto”. La politica perseguita dal direttore stacanovista sembra tra l’altro sortire i suoi effetti. Nello scorso mese di febbraio, sotto la sua gestione, il numero dei visitatori della Reggia è aumentato del 70% (rispetto all’anno precedente) e gli incassi sono più che raddoppiati passando dai 70 mila di febbraio 2015 agli oltre 155 mila del 2016. La migliore risposta a chi lo accusa di lavorare troppo mettendo a rischio l’intera struttura.



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