Lavorare sodo non è sempre un bene

Stare sempre chino sul tavolo di lavoro non è salutare. Impariamo a connetterci con chi ci sta intorno e a condividere con loro i nostri successi

Lavativi incalliti, non esultate prima del tempo: questo articolo non intende certo celebrare il vostro modus operandi né tantomeno prestare il fianco a chi, come voi, pensa che fare il minimo indispensabile (o ancor meno di quello) basti a stare a posto con la coscienza. Impegnarsi al massimo e dimostrare abnegazione al lavoro è indiscutibilmente encomiabile, ma quando l’obiettivo da raggiungere diventa un’ossessione a cui si sceglie di sacrificare importanti tasselli della propria vita, allora è meglio fermarsi un attimo e rifletterci su. Sgobbare dalla mattina alla sera non è sempre un bene: lavorare sodo (e non fare nient’altro) rischia, infatti, di farci perdere la reale percezione di quello che siamo e che vogliamo diventare.


Due considerazioni sull’insidia di lavorare sodo

Diciamolo senza girarci troppo intorno: impegnarsi sempre allo strenuo nel proprio lavoro può creare problemi. Perché? Perché la vocazione e l’abnegazione (che sono di per sé fattori positivi) possono trasformarsi in ossessione e farci perdere di vista quel senso del limite che mette al riparo dalle incontinenze più pericolose. Il consiglio è quello di cambiare approccio e prospettiva: nel lavoro come nella vita, non basta eccellere in quello che si fa, ma occorre anche (e soprattutto) saperci fare con le persone. Scopriamo perché lavorare sodo può mettere a serio rischio la qualità della nostra vita e produrre effetti indesiderati che rischiano di farci il vuoto intorno.

Lavorare sodo può ostacolare le relazioni e la carriera

Stare sempre col capo chino, concentrati a compilare moduli, far quadrare conti, inserire dati o proporre soluzioni può essere deleterio. A uscirne con le ossa rotte saranno, infatti, le relazioni coi nostri colleghi che rischiano di rimanere dei perfetti sconosciuti. Nessuno suggerisce di infischiarsene altamente o di non fare il proprio dovere, ma quando portiamo a compimento i nostri incarichi, assumiamo la sana abitudine di staccare per un attimo la presa. Proviamo ad alzare la testa e guardiamoci intorno: una chiacchierata cordiale coi colleghi può fare la differenza e spianare la strada ad avanzamenti che non avevamo preso in considerazione. Evitiamo di farci il vuoto intorno ed impegniamoci a connetterci con gli altri. Chi sceglie di dedicarsi totalmente al lavoro rischia di isolarsi e di rimanere ai margini di tutto ciò che gli succede intorno. E finisce per ignorare (e sottostimare) quello spirito di squadra che i dirigenti hanno, invece, imparato ad apprezzare sempre più. Non lasciamoci vincere dalla smania di arrivare ad ogni costo: arrivare alla meta da soli può essere deprimente. Impariamo  a condividere i nostri successi con chi ci sta accanto e le soddisfazioni risulteranno raddoppiate. Le persone con cui collaboriamo possono regalarci gioie e accreditarci riconoscimenti che vanno ben oltre il semplice lavoro.

Lavorare sodo non equivale ad avere successo

E chi lo ha detto che, per ottenere la promozione dei nostri sogni, basta dedicare ore ed ore al lavoro ed andare via dall’ufficio solo quando gli addetti alle pulizie hanno finito di sistemare ogni cosa. Nel corso della nostra vita, abbiamo ampiamente sperimentato che la quantità spesso non basta e che a fare la differenza è, quasi sempre, la qualità. L’attitudine a sgobbare e a lavorare sodo può aiutarci (se non altro perché ci permette di sviluppare quel senso del sacrificio che può tornarci utile in varie situazioni), ma se non siamo dotati dell’intuito e delle capacità necessarie, possiamo abbandonare per sempre il sogno di arrivare in alto. Per avere davvero successo, non è sufficiente svolgere diligentemente il nostro lavoro, ma bisogna disporre di un certo numero di frecce, capaci di centrare il bersaglio al momento opportuno. Essere bravi, seri e metodici non basta, chi ambisce a realizzarsi pienamente deve poter contare su una massiccia dose di determinazione, ingegno, grinta, coraggio e creatività. Non limitiamoci a fare i compiti più o meglio degli altri, ma sforziamoci di scovare il nostro talento e di valorizzare la nostra unicità. Senza di essi, sarà impossibile spiccare il volo.

Vince al lavoro (e nella vita) chi riesce ad esprimere al meglio il suo potenziale ed impara a gioire e a condividere i successi con chi gli sta accanto. Essere i primi dell’ufficio, i “secchioni” instancabili che non si schiodano mai dalla sedia, non ci farà arrivare in alto. Rimboccarsi le maniche è lodevole; non sbottonarsi mai e non concedere spazio a un po’ di sana leggerezza, un grave errore. Cominciamo a lavorare sodo su noi stessi, ancor prima che sui progetti che ci vengono affidati, e i risultati andranno ben oltre i semplici avanzamenti di carriera. Le formiche che lavorano alacremente riescono ad assicurarsi le provviste per l’inverno, ma non riescono a godere appieno della bellezza che esplode intorno a loro. Siamo sicuri che ne valga la pena?




CATEGORIES
Share This