Lavorare part time rende felici. L’Olanda lo dimostra

In Olanda un gran numero di individui lavora part time ed è felice. In Italia non è proprio così.

Secondo il settimanale inglese The Economist, lavorare part time rende felici. L’Olanda è infatti considerata tra le nazioni con il maggiore grado di felicità in Europa ed il merito sarebbe principalmente del ridotto orario lavorativo, del quale una gran parte dei cittadini possono godere e che, a sua volta, genera tutta una serie di benefici direttamente collegati con la felicità personale.Tra gli olandesi infatti, il 26.8% degli uomini e addirittura oltre il 76% delle donne ha scelto di lavorare part time, prediligendo questa forma contrattuale a quella a tempo pieno e non superando mai le 36 ore di lavoro alla settimana. In effetti, i vantaggi di un simile ritmo lavorativo sono più che evidenti.


In primis più tempo per se stessi, da dedicare allo svago o ad altre attività personali, come la cura di se stessi, sport compreso. Proprio lo sport viene indicato dalla British Heart Foundation come un fattore determinante per la felicità delle persone, influendo positivamente sul benessere psico-fisico dell’individuo.

Insomma, meno lavoro e più tempo libero rendono la vita più semplice e più bella. Niente di nuovo, a dirla tutta. E’ ovvio infatti che non essere costretti per tutta la giornata e per tutta la settimana sul posto di lavoro permetta una vita meno frenetica e quindi più “felice”. Se più della metà degli olandesi si allena quattro volte a settimana, è perché ha il tempo di farlo. E’ poi lo stesso sistema economico nazionale, particolarmente performante, a dare la possibilità agli olandesi di non ammazzarsi di lavoro per tutta la settimana.

Lavorare part time in Italia

Nel Bel Paese la situazione è un po’ diversa. Il part time è talvolta scelto, talvolta imposto e spesso il livello della retribuzione non conduce certo, per così dire, alla felicità. Il primo caso, quello del part time imposto, è in costante crescita dall’inizio della crisi, come ha recentemente certificato l’Istat. Le aziende che non possono più permettersi di pagare lo stipendio intero, “chiedono” ai dipendenti l’orario part time, molto spesso per non doverli licenziare (cosa che chiaramente avrebbe conseguenze ben peggiori). Va da sé che, un conto è scegliere di lavorare di meno, rinunciando ad un maggiore stipendio, ma avendo contestualmente un sistema economico in grado di supportare tale scelta, un altro è ritrovarsi, magari pure da un giorno all’altro, con mezzo stipendio (e le stesse spese) contro la propria volontà ed essere costretti ad accettare la situazione per non perdere anche l’altra metà dell’entrata economica mensile. Detta così, non c’è molto da stare allegri, o “felici”.



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