Lavorare oltre il limite porta solo problemi

Da tempo lavoriamo sempre di più per essere sempre più felici, grazie al raggiungimento di un maggiore benessere. Ma la relazione vera potrebbe essere quella contraria.

lavorare oltre il limite
Per lungo tempo abbiamo pensato che “lavorare” sempre di più e sempre meglio fosse la chiave del successo anche personale oltre che di quello lavorativo. Sentirsi insoddisfatti per non aver concluso la lista delle cose da fare,  non aver finito un progetto, non aver risolto un problema di lavoro, è stata ed ancora è, in moltissimi casi, la norma. Il rimedio a tale insoddisfazione lo si è trovato in un impegno ancora maggiore, in termin di tempo e concentrazione e conseguentemente di rinunce nell’ambito della sfera privata e del tempo libero. Concentrati come ancora siamo sulla crescita e sul benessere economico, abbiamo perso di vista il fatto che lavorare sempre e “lavorare e basta” implica sacrifici personali che, un po’ paradossalmente a voler bene vedere, si riflettono proprio sulla produttività che tanto inseguiamo.

lavorareMa perchè succede tutto questo? Il motivo è piuttosto semplice. Lavorare per vivere è una cosa, vivere per lavorare un’altra. Riversare l’intera propria vita nel lavoro, come se non ci fosse altro da fare mai, ha effetti negativi sia sul fisico che sulla psiche del soggetto. Questo perché “l’altro da fare”  esiste a prescindere e le persone hanno un bisogno inconscio di  staccare dall’attività lavorativa e godersi per quel che possono la vita. Lo sanno bene quelli che questa scelta non la possono fare e per portare a casa un pasto decente alla propria familgia lavorano magari 12-15 ore al giorno. Purtroppo con la crisi perdurante casi di questo tipo hanno visto il loro numero crescere esponenzialmente.


A prescindere dall’orario di lavoro però, non è certo un mistero che lavorare sempre sotto tensione per molte ore, tutti i giorni, incida negativamente sulla propria produttività, perché è la concentrazione stessa a risentirne. Lo stress da lavoro è infatti, ormai tenuto in grande considerazione dalle aziende che puntano su un welfare interno in grado di rendere più produttivi i dipendenti, mettendoli a loro agio e non forzandoli ad un’attività lavorativa insopportabile o quasi per durata e per stress provocato.

Secondo la società americana di ricerca Gallup, negli Stati Uniti l’anno scorso soo stati persi 550 milioni di dollari in produttività a causa di uno stato non ottimale dei lavoratori. Ma allora perché anche chi può scegliere di non farlo spesso continua a lavorare oltre il dovuto? Paradossalmente, proprio per i soldi. Se si lavora per obiettivi, più se ne raggiungono, più soldi si portano a casa. Il “contro-paradosso” è che si è recentemente scoperto che impegnarsi a produrre oltre un certo limite causa esattamente l’effetto contrario. Ovvero, provando a produrre di più, si finisce per produrre di meno, subendo un doppio contraccolpo, dal punto di vista lavorativo e personale, in una sorta di spirale che tende a svilupparsi verso il basso. Insomma si paga un prezzo morale che ha dei costi economici. Questi costi economici a loro volta incidono sul morale, e la catena ricomincia, abbassando sempre più gli standard produttivi del lavoratore.




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