Lavorare nell’azienda di famiglia. Due storie dei nostri giorni

Due giovani intraprendono la carriera dei sogni per poi tornare a lavorare nell'azienda di famiglia applicando ciò che hanno imparato a scuola. Il valore aggiunto è impareggiabile.

Da avvocato a pastore, da ingegnere a falegname. Sono tante le storie di chi dopo aver intrapreso la strada dei propri sogni ha fatto dietro-front e capito che la felicità l’aveva già accanto. Sono storie vere di giovani che hanno deciso di riprendere in mano l’azienda di famiglia e lavorare con passione e impegno per portare avanti la tradizione.


In piena crisi economica sono molte le aziende di famiglia che si sono viste costrette a chiudere i battenti. Schiacciate tra le aspirazioni dei giovani che si specializzano in altri settori e l’amarezza dei genitori che preferiscono “che i figli facciano altro”.

Una realtà che ha interessato maggiormente le imprese del Sud e del Centro Italia, soprattutto ditte individuali o con un paio di dipendenti che si ritrovano ad affrontare il cambio generazionale e scelgono di chiudere, pur di non coinvolgere gli eredi in una realtà aziendale già in apnea. Perché se negli anni addietro chi nasceva in una famiglia di imprenditori aveva già il destino tracciato, la tendenza successiva è stata opposta e contraria: una generazione intera che rifiutava a priori l’idea di “sgobbare” come i genitori, fare sacrifici per portare avanti un’attività che non sentiva congeniale.

Oggi la contro-tendenza va in una terza direzione: lavorare nell’azienda di famiglia non perché costretti bensì perché animati da un reale interesse, una forte passione e un soddisfacente senso del dovere che regala serenità e porta risultati.

Lavorare nell’azienda di famiglia: due storie a confronto

Ad esempio è la storia di Marta, che sin da piccola sognava di fare l’avvocato. E partita alla volta dell’Università, intraprende con profitto gli studi di Giurisprudenza. Per poi fare dietro-front e tornare nel paese d’origine in Sicilia. Suo nonno aveva avviato lì l’azienda di famiglia, un caseificio con laboratorio, terreno e pecore da allevare. Marta ha deciso di riprendere in mano l’azienda che non stava passando un buon momento: una “chiamata”, un ritorno alle origini. Ha ristrutturato i locali, acquistato nuovi capi di bestiame aggiungendo anche le capre, produce i formaggi che vende nei negozi della zona ma ha aperto le porta della piccola fattoria anche alle scolaresche. Inoltre ha lanciato il suo e-commerce sul web. Come lei stessa afferma, i social network e il sito aiutano molto la vendita: la gente vede ciò che acquista e può interagire in tempo reale per chiarire dubbi o chiedere un consiglio.

La storia di Marta è la storia di tanti giovani che sono ritornati a lavorare nell’azienda di famiglia: alla terra, all’agricoltura e all’allevamento degli animali. Ma con la consapevolezza di avere molte più competenze, l’ausilio di strumenti tecnologici inimmaginabili fino a pochi anni fa e la possibilità di accedere a fondi comunitari e agevolazioni per le imprese giovanili (come ad esempio il decreto Terre Vive, Campo libero per gli under 35, CreditAgritalia).

Un altro caso emblematico è quello di Marco. Lui non ha una laurea bensì due: in Disegno Industriale e Ingegneria meccanica. Ma la sua passione è per il legno e ha deciso di entrare a far parte della falegnameria di famiglia e di lavorare fianco a fianco con il padre. Anche in questo caso il connubio tra la tradizione portata avanti dal genitore e l’innovazione portata dal ragazzo 27enne, è perfetto. Il grande valore aggiunto è proprio l’introduzione delle nuove tecnologie e l’applicazione di quanto studiato per lavorare nell’azienda di famiglia. Oggi Marco segue una propria linea di produzione personale con oggetti di legno ma dal design deciso che diventano oggetti d’arredo originali e personalizzabili. Il suo punto di forza? Il riciclo e l’abbinamento di legni diversi sullo stesso oggetto.

Una nuova dimensione del lavorare nell’azienda di famiglia: figli intraprendenti e con un’adeguata formazione che sentono la responsabilità di una parte così importante della propria famiglia e lavorano con passione; dall’altra, genitori speranzosi che guardano ai propri figli come  a professionisti preparati e a cui passare il testimone con fiducia  e pieni di orgoglio.




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