Lavorare nel turismo: breve manifesto degli urban sketchers

Promuovere il turismo attraverso disegi unici, mai più ripetibili. Il movimento degli urban sketchers potrebbe dare una grossa mano al nostro inestimabile patrimonio, spesso troppo poco valorizzato.

Immaginatevi un piccolo esercito di “disegnatori in cammino” per le centinaia e centinaia di borghi sparsi in tutta Italia, o per le piazze delle città d’arte, sui sentieri o nei villaggi di montagna, sulle spiagge o sui faraglioni costieri. Pensate ora alla bellezza incomparabile, all’unicità di questi luoghi e alla non riproducibilità di un disegno fatto e pensato lì, in quel momento, da un autore che magari mai più tornerà in quel posto o che, comunque, mai più rivedrà la stessa immagine che sta “fumettizzando”. Una persona che passa vestita in un certo modo, un animale che ficca il muso in un cespuglio, un oggetto caduto a qualcuno e rimasto lì, per terra, indifferente al resto del mondo ma non alla matita dello urban sketcher. Scorci di esistenza mai più ripetibili.


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Michele Benevento – Disegnatori in cammino

 

Immaginatevi quindi un’assidua attività di massa in questo senso, promossa da enti del turismo, istituzioni locali, Stato, committenti privati. Immaginatevi quale sarebbe la maggior diffusione culturale, intesa come presa di coscienza dell’esistenza e della bellezza di migliaia di luoghi visitabili ma sconosciuti o comunque troppo poco valorizzati, nonché la pubblicità positiva che ne deriverebbe per questi stessi luoghi. In Italia e all’estero. Dopo essersi “immaginati” tutto questo, la domanda sorge spontanea: quali sarebbero gli effetti sull’economia?

Detto che di sicuro gli urban sketchers da soli non risolveranno il problema del debito pubblico, né quello della crisi, è però molto probabile che, lavorativamente parlando, i benefici di un simile sistema, una volta avviato e collaudato, sarebbero perlomeno significativi. Non solo per disegnatori, fumettisti e affini, ma per un intero settore dell’economia che in Italia è incredibilmente poco sfruttato rispetto a quel che si potrebbe, anzi, dovrebbe: quello del turismo.

E’ a dir poco noto infatti che il patrimonio artistico, culturale e naturale del Bel Paese vanti ben pochi rivali al mondo in termini non solo qualitativi, ma anche quantitativi. Perché allora non unire arte e arte, arte e natura, arte e cultura e generare un piccolo ma potente sistema economico in grado di auto-riprodursi e dare lavoro e benessere ad una moltitudine di persone? Perché non sviscerare le grandi bellezze che possediamo, facendole uscire dai loro involontari nascondigli attraverso quelle che, come italiani, sono le nostre migliori doti, ovvero la capacità artistica, la creatività, la fantasia? Allora, quando cominciamo?




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