Lavorare ‘green’, le professioni ecologiche più richieste

Dalla Mostra Convegno Expocomfort 2013 di Milano, giungono segnali molto positivi sul mondo del lavoro, in particolare per tutti quei mestieri denominati ‘green’ dalle quale appartengono numerose categorie di lavoratori quali: esperti di efficienza energetica, designer degli impianti, manager del territori, manifatturieri, innovazioni etc. Secondo l’edizione di quest’anno le professioni “verdi” creeranno più di 1,2 milioni di contratti entro il 2020, una vera e propria parte propulsiva dell’economia Italiana. Chi investe green ha più possibilità di esportare all’estero e questo vale per il 42% delle imprese manifatturiere che fanno eco-investimenti.


Ecco dunque quali saranno le professioni ecologiche più richieste nei prossimi anni, anche se alcune sono già oggi molto ricercate. Come il Il frigorista, “tecnico del freddo” che esegue montaggio, riparazione e manutenzione degli impianti di refrigerazione e raffreddamento usati per la conservazione del cibo. Oltre all’opera di installazione, chi lavora in questo campo collabora anche con clienti finali e aziende come consulenti. Per poter svolgere questa attività bisogna conseguire un Patentino per inserirsi nel Registro Telematico Nazionale.

‘Energy Auditor’ è una figura professionale abbastanza recente, nello specifico è un ingegnere specializzato in “diagnosi energetiche” sugli edifici. Il suo compito è quello di analizzare e valutare gli immobili, provvedendo a bilancio sul fabbisogno dell’energia eseguendo interventi di riqualificazione. Il lavoro consiste soprattutto nella raccolta di dati su utenze elettriche, termiche, frigorifere e di acqua, per definire la situazione energetica e stabilire come e dove intervenire per la riduzione dei consumi. Per chi comincia a lavorare in questo settore la retribuzione media si aggira sui 23mila euro annui.

Altra figura green molto ricercata è l’‘installatore’. Il cui compito è molto variegato, dal disegno dello schema dell’impianto, alla selezione dei materiali, dall’assemblaggio al collegamento, ed ovviamente al collaudo finale dell’impianto. Per svolgere questa professione non è richiesto un titolo di laurea, ma ovviamente occorrono esperienza e capacità, e dal 1° agosto 2013 gli installatori che si specializzano in impianti a energia rinnovabile devono ottenere un patentino ad hoc.

Anche il ‘certificatore energetico’ fa parte di quei mestieri prettamente green, il Certificatore ha il compito di analizzare e di conseguenza certificare le prestazioni energetiche di case ed edifici. Esegue rilievi sull’immobile, verifica i libretti degli impianti elettrici e termoidraulici, stima il consumo energetico medio dello stabile. Per poter svolgere questa attività un diploma da perito industriale, agrario o geometra può bastare. L’accesso alla professione è determinato da un corso di 70/80 ore, con prezzo in bilico tra i 700 e i 1300 euro a seconda della Regione che lo eroga. In questo caso non esiste uno stipendio fisso. Il guadagno si proporziona al costo di un lavoro di certificazione, che si aggira sui 250/800 euro a seconda di tipologia dell’immobile, tempi richiesti e impianti analizzati.

C’è poi la figura dell’‘esperto di progettazione di energie rinnovabili’, che valuta l’impiego di arie  tecnologie come eolico, solare o biomassa in contesti diversi. Il suo compito è quello di verificare i requisiti ed eventualità dell’impatto: inquinamento, condizioni di ventosità, vincoli paesaggistici, ambientali, idrogeologici. Ovviamente per svolgere questa professione è richiesta una laurea in ingegneria meccanica, con l’integrazione di un master nel ramo delle Fonti Rinnovabili. Generalmente  le offerte di impiego principali scattano in enti pubblici, Ministeri, Regioni, agenzia regionali ed agenzie energetiche.

Secondo un rapporto di Unioncamere dalla green economy nazionale arrivano segnali positivi sul tema dell’occupazione giovanile: il 42% del totale delle assunzioni under 30 programmate quest’anno dalle imprese dell’industria e dei servizi con almeno un dipendente verrà fatto proprio da quel 22% di aziende che fanno investimenti green. I vantaggi si estendono inoltre anche sul fronte dei diritti: se guardiamo ai green jobs, tra le assunzioni a carattere non stagionale, l’incidenza delle assunzioni a tempo indeterminato è del 52%, mentre scende al 40,5% per le figure non connesse al settore green.



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