Lavorare nei Paesi dell’Unione Europea: come fare e quali diritti si hanno

Tutte le principali regole che dovreste conoscere se intendete lavorare in un altro Paese dell'Unione Europea.

In qualità di cittadini europei, tutti gli italiani possono vantare il diritto di lavorare in qualsiasi Paese dell’Unione Europea senza avere bisogno di un permesso di lavoro: pertanto, sia che stiate cercando una occupazione dipendente presso un datore di lavoro, sia che vogliate intraprendere la carriera di lavoratori autonomi fuori dai confini nazionali, le opportunità che vi vengono concesse sono davvero numerose. Naturalmente, non tutto è così semplice: prima di lasciare casa propria per andare all’estero (pur all’interno dell’UE) è buona norma cercare di informarsi sulle prestazioni alle quali avrete diritto, e sulle modalità di pagamento delle tasse.


Il principio della parità di trattamento

Unione Europea

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Al fine di chiarire alcuni dei principali dubbi che potrebbero sorgere in tale disciplina, cominciamo con il ricordare che uno dei principi più importanti che disciplinano la possibilità di lavorare all’interno di un Paese UE diverso dal proprio è quello della parità di trattamento, per il quale i cittadini italiani hanno diritto a ricevere lo stesso trattamento che è riservato ai cittadini del Paese di vostra destinazione. Come intuibile, questo non significa che si vada incontro agli stessi diritti che si possono godere qui in Italia: il principio della parità di trattamento serve solamente a equipararvi ai cittadini del Paese di destinazione, quello in cui andrete a cercare lavoro.

Dunque, come cittadini italiani, avrete il diritto a essere trattati esattamente nello stesso modo in cui vengono trattati i vostri colleghi cittadini del Paese ospitante per quanto – ad esempio – riguarda la retribuzione e le altre condizioni di assunzione e di lavoro, la salute e la sicurezza sul lavoro, l’accesso alla formazione, alle scuole professionali e ai centri di riqualificazione, per voi e per i vostri figli, all’alloggio, compresa l’abitazione sociale o l’accesso agevolato a una casa di proprietà, il diritto di iscriverti a un sindacato, di votare e di essere eletto per i posti amministrativi o direttivi di un sindacato, i benefici sociali e fiscali e il licenziamento, la reintegrazione dopo un licenziamento e la riassunzione.

Pendolari transfrontalieri

Fin qui, il caso in cui vi trasferiate stabilmente in un altro Paese UE per lavorare. Alcune norme particolari sussistono inoltre nei confronti di coloro che vivono in Italia e si recano in un altro Paese, per tornare ogni giorno (o almeno una volta alla settimana) nel luogo di origine. Questi cittadini vengono classificati come pendolari transfrontalieri in base alla normativa europea (o lavoratori transfrontalieri o frontalieri) e possono essere soggetti a diverse specifiche discipline in relazione a assistenza sanitaria, indennità di disoccupazione, familiari, pensionamento, pagamento tasse, e così via.

In linea di massima, nella vita quotidiana finirà con l’applicarsi la normativa di entrambi i Paesi e, in particolare, la normativa italiana per le imposte sugli immobili e per la maggior parte delle altre tasse, e per le formalità in materia di residenza, e la normativa dell’altro Paese UE per quanto concerne l’occupazione, le imposte sul reddito, i diritti di previdenza sociale, e così via.

Dipendenti pubblici all’estero

Qualche regola ancor più specifica è in vigore per quanto concerne i dipendenti pubblici all’estero, ovvero quei dipendenti pubblici italiani che vengono inviati a lavorare in altro Paese UE (ad esempio un’ambasciata, un consolato o un’altra istituzione pubblica all’estero), o quei dipendenti pubblici in un Paese, che risiedono in via permanente, per motivi privati, in altro Paese. Se invece il dipendente lavora nel Paese ospitante per un ente pubblico locale senza avere la cittadinanza di tale Paese ospitante, lo status sarà quello di lavoratore migrante.

Anche in questo caso valgono le riflessioni già effettuate nelle righe che precedono, mantenendo valido, pertanto, l’invito a verificare le normative di riferimento in relazione a assistenza sanitaria, indennità di disoccupazione, familiari, pensionamento, pagamento tasse, e così via.




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