Lavorare in cassa integrazione: le opportunità consentite senza dover rinunciare all’indennità

La cassa integrazione rappresenta quasi sempre un trauma per le persone che ci finiscono dentro, ma è importante capire come possiamo muoverci all’interno di questo recinto per cercare di arrotondare l’insufficiente indennità che tale ammortizzatore sociale ci offre, rimanendo nella legalità.


Iniziamo subito col dire che anche in questo caso la normativa dello Stato Italiano è miope e poco vicina alle condizioni reali dei cittadini. Mentre infatti in mobilità, e lo vedremo con il prossimo articolo, è più facile svolgere attività occasionali entro un certo limite, per chi è in cassa integrazione, nonostante l’indennità sia uguale a quella del primo anno di mobilità, le possibilità per lavorare sono poche.

L’inizio di qualsiasi attività lavorativa (con qualsiasi tipo di contratto o mandato) deve presuppore una raccomandata con ricevuta di ritorno da inviare all’Inps ed al proprio datore di lavoro, specie se questo è il soggetto che vi anticipa le mensilità di cassa. Se non si avvisa l’Inps, nel momento in cui sarete scoperti, perderete l’indennità di cassa integrazione per tutta la durata della stessa, anche se il lavoro fosse stato svolto soltanto per poche settimane.

Se il vostro reddito da nuovo lavoro fosse di 500 euro al mese, mentre la cassa integrazione ne valesse 800/mese, l’Inps vi verserà la differenza (300 euro al mese). Per la serie: vado a lavorare, ma il totale è sempre lo stesso, così da scoraggiare quasi tutti nella pratica a trovarsi un altro lavoro. Se invece eravate impiegati part time, e trovate un’altra occupazione sempre part time, potrete cumulare cassa integrazione e nuovo reddito nel caso riusciste a dimostrate che il nuovo lavoro si svolge in orari differenti da quello per cui percepite il sussidio.

Attenzione quindi a come vi muovete, ma ricordatevi che la cassa integrazione può essere sospesa (se trovate una nuova occupazione ben pagata ma dalla durata limitata) per un tempo limitato alla vostra nuova attività lavorativa, terminata la quale potrete riprendere a goderne. Solo in caso di nuovo contratto a tempo indeterminato, ovviamente, terminato il vostro periodo di prova, ne perderete definitivamente i diritti.

Bisogna subito chiarire che i massimali della cassa integrazione non sono un granchè, e per un lavoro full time vanno di solito dagli 800 ai 1000 euro netti al mese, e subire dall’oggi al domani un taglio così drastico del proprio stipendio, rischia di mandare per strada famiglie, specie se mono reddito, che di fronte a spese fisse come mutui, debiti, bollette, figli vanno in grossa crisi.

Ma allora non esiste proprio un modo per lavorare in maniera legale durante la cassa integrazione? Sì, uno solo, ma molto limitato. Questa tipologia di lavoro sia chiama lavoro accessorio. Esso viene retribuito attraverso il sistema dei voucher o buoni lavoro (acquistabili dai datori di lavoro secondo le istruzioni dell’Inps e riscuotibili dai lavoratori negli uffici postali o in banca). Si potrà quindi lavorare durante la cassa integrazione solo se retribuiti attraverso i voucher, e con un limite massimo di 3000 euro netti per anno solare. Altra limitazione importante è che per ogni singolo datore di lavoro il cassintegrato potrà lavorare per un compenso netto di massimo 2000 euro netti per anno solare. Quindi il limite è di 3000 se si hanno 2 o più lavori da svolgere in un dato anno, in aziende diverse, se invece troverete esclusivamente una sola attività lavorativa da svolgere durante la cassa integrazione, il limite è di sole 2000 euro l’anno per anno solare. Davvero poco!

Con questa tipologia di lavoro comunque, non è neanche necessario avvisare l’Inps ed il proprio datore di lavoro, l’importante è rimanere nei limiti di reddito sopra indicati.



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