Lavorare all’estero: cinque aspetti da considerare prima di partire

Se state pensando di andarvene a lavorare all'estero, beh, complimenti per il coraggio. Ma per non trovarsi impreparati è meglio pensare per tempo ad alcune questioni fondamentali. Ecco cinque aspetti importanti di una scelta che potrebbe letteralmente cambiarvi la vita.

lavorare all'estero

Andare a lavorare all’estero è una di quelle decisioni in grado di cambiare la vita in modo radicale. Le emozioni in gioco sono tante, le cose da organizzare ancora di più. Ecco cinque aspetti da tenere in considerazione se si decide di emigrare. Una piccola premessa è d’obbligo: ogni situazione è un caso a sé, le variabili in gioco possono cambiare in modo significativo a seconda ad esempio dell’età o che si parta da soli o in compagnia, se si tratta di un Paese ai confini con l’Italia oppure oltreoceano. Ma quelle che seguono sono linee generali che risulteranno utili in ogni caso.


1) Lasciare il certo per l’incerto

Di solito la scelta del Paese di destinazione non è mai azzardata puntando a caso il dito sulla cartina geografica. In alcuni casi il motivo è una concreta prospettiva di lavoro, in altri la presenza di amici o parenti già insediati da tempo. In ogni caso il primo dubbio che si affaccia nella mente è: e se poi non va? Ecco che allora è importante tenere in considerazione che nessun Paese è perfetto: andare a lavorare all’estero infatti non è sempre la soluzione migliore. La valutazione deve guardare sempre al quadro generale della propria situazione personale, che chiaramente deve risultare migliorata rispetto a quella di partenza. Soprattutto per quanto concerne l’aspetto lavorativo, meglio sondare il terreno in anticipo.

2) La conoscenza della lingua

Molti pensano che sia un aspetto di cui tenere conto a posteriori, una volta arrivati nel Paese di destinazione. Ma non è proprio così. Lavorare all’estero, ma anche semplicemente viverci senza sapere la lingua locale è indubbiamente dura. È vero che stando sul posto i tempi di apprendimento si riducono notevolmente ma l’isolamento e lo sconforto che derivano dal non poter comunicare possono rappresentare un grande ostacolo nella fase iniziale, oltre a richiedere un enorme carico di energia per potersi inserire il prima possibile. A prescindere dall’importanza che ha per cercare lavoro e rapportarsi con i colleghi una volta ottenuto, la conoscenza della lingua è fondamentale anche nei momenti di svago e di vita quotidiana: dalla tv al cinema, dalla richiesta d’informazioni per strada alla spesa nei negozi, tutto sembrerà incomprensibile! Meglio dunque organizzarsi per tempo e magari seguire un corso di base.

3) Logistica e distanza

Certo, scegliere di andare a vivere in Francia o in Germania non è la stessa cosa che trasferirsi a Las Vegas. Molto dipende dal carattere personale ma dal punto di vista psicologico (e anche del costo del biglietto) sapere di poter coprire la distanza con la città di origine con un’ora di volo anziché quindici può giocare un ruolo importante a favore della serenità e della tranquillità individuale e di tutta la famiglia. È bene quindi riflettere anche su questo aspetto.

4) Burocrazia e aspetti pratici

Sono aspetti a cui soprattutto i più giovani di solito non prestano la dovuta attenzione: il cambio della valuta (nel caso in cui non ci sia l’euro) e il costo della vita, la necessità di visti o permessi particolari per potere entrare nel Paese, come ottenere la cittadinanza per residenza, come prendere in affitto un appartamento e aprire un conto in banca. Sarà fondamentale anche informarsi su come funziona il sistema sanitario e il welfare (quali bonus e incentivi ad esempio si possono richiedere). Si calcola che in media occorrano sei mesi per potersi ambientare, espletare tutte le formalità burocratiche ma anche conoscere la città e il sistema di trasporto, il quartiere in cui si abita per individuare ad esempio il supermercato di fiducia, la posta più vicina, le sedi dei vari uffici di cui si ha bisogno e via di seguito. Sono aspetti pratici che in seguito diventeranno di semplice routine ma che all’inizio possono far sentire sopraffatti. Anche il clima gioca un ruolo importante e può influire non poco sull’umore: ci sono Paesi in cui la pioggia continua a luglio e appena 20°C ad agosto sono la normalità!

5) Difficoltà e momenti di solitudine

Condizioni che tutti quelli che lasciano la propria città si trovano ad affrontare prima o poi. Per coloro che partono con famiglia e figli, l’impatto è di sicuro più dolce e mitigato ma per chi parte e va a vivere da solo, il rientro a casa alla sera può davvero rappresentare il momento più difficile della giornata; o ancora non avere nessuno per scambiare due chiacchiere o prendere un caffè al bar né con cui uscire il sabato sera o trascorrere la domenica.  Passato il momento di sconforto (e di una normale crisi di pianto) occorrerà rimboccarsi le maniche e pensare che comunque le amicizie non tarderanno ad arrivare. In molte città i musei sono aperti la domenica (anche con ingresso gratuito) o ci sono parchi bellissimi in cui andare a fare una passeggiata. Per aumentare le probabilità di conoscere gente ci si può iscrivere in palestra o a un corso di ballo ma è importante anche conoscere la cultura e le abitudini del posto: a Parigi ad esempio andare in un cafè littéraire per leggere un libro sorseggiando un caffè o al cinema da soli, è una cosa assolutamente normale. E ricordarsi che ovunque esistono associazioni che mettono in contatto tra loro viaggiatori ed espatriati.

E voi che esperienze avete? Avete mai lavorato o pensato di lavorare all’estero? Esperienze e commenti sono benvenuti



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