Lavorare di domenica: per la Cassazione non si può essere obbligati

La storia di un dipendente delle Poste Italiane sanzionato - illegittimamente secondo i giudici - per essersi rifiutato di lavorare nel giorno cerchiato in rosso sul calendario può indurci a fare qualche valutazione

Lavorare di domenica – nel giorno che, secondo il credo cattolico, dovrebbe essere dedicato al culto religioso – è una cosa da farsi o no? La domanda potrebbe sembrare insolita e poco interessante (se non addirittura anacronistica), ma nel Paese che ospita il Vaticano rischia di non esserla affatto. Una recente sentenza della Cassazione, che ha definito illegittima la sanzione comminata a un lavoratore credente che si è rifiutato di prestare servizio di domenica, può stimolare qualche riflessione a riguardo. Al di là dei pronunciamenti giuridici, che con la fede non hanno ovviamente nulla a che fare.


I fatti risalgono a qualche anno fa (il 2004) e interessano un dipendente delle Poste Italiane di Peschiera Borromeo, in provincia di Milano. Nell’ufficio, era stata introdotta, nel 1999, la sperimentazione dei turni di lavoro domenicali che avevano, da subito, indisposto alcuni dipendenti: quelli più osservanti. Da qui l’avvio di una trattativa coi sindacati che si sarebbe poi conclusa con l’abolizione dei turni di domenica. Ma ai tempi in cui il signor Luigi (questo il nome del dipendente di Peschiera) si era rifiutato di andare a lavorare per due domeniche di seguito (dando però la sua disponibilità a farlo in un giorno differente da quello festivo), le discussioni non avevano ancora sortito alcun risultato, spingendo i dirigenti a predisporre una sanzione disciplinare. Quale? Il signor Luigi è rimasto a casa per un giorno intero, senza percepire stipendio. 

La misura – considerata sproporzionata – ha spinto il dipendente di Poste Italiane a rivolgersi ai giudici e l’ultima sentenza (la 3416, per essere precisi) emessa dalla Cassazione gli ha dato ragione: il suo rifiuto di andare in ufficio per motivi meramente religiosi non poteva essere sanzionato in maniera così pesante. Anche perché, hanno sottolineato i giudici, l’azienda aveva mostrato una condotta “equivoca” sulla faccenda (facendo credere ai dipendenti che ci sarebbe stata una certa tolleranza). E perché il signor Luigi, dichiarandosi disponibile a recuperare la giornata di lavoro di lì a breve, aveva dimostrato un atteggiamento spiccatamente collaborativo.

Ma al di là delle valutazioni della Corte Suprema, resta il quesito posto all’inizio: il culto religioso (quale che esso sia, ovviamente) può influire sulle nostre condotte lavorative? Spingendoci, come nel caso del dipendente di Peschiera Borromeo, a dire no al capo che ci chiede di lavorare di domenica? La religione, in definitiva, può “giustificare” la nostra astensione dal lavoro? E se sì, non dovrebbe essere formalmente “autenticata”, così come avviene ad esempio, con il certificato medico da esibire di ritorno da un periodo di malattia?




CATEGORIES
Share This

COMMENTS