Lavorare come truccatrice: formazione, curiosità e perseveranza. Intervista a Oriana Cauli

Il lavoro della truccatrice in Italia: la strada non è per niente facile, ma quando si arriva le soddisfazioni sono tante.

Si parla sempre più spesso di trucco ed estetica e le professioni legate alla make up-art sono sempre più diffuse. Ma cosa significa lavorare come truccatrice o truccatore? Quali sono le competenze legate a questa professione e quali sono i suoi sbocchi? Il make-up artist è il professionista che opera nell’ambito del trucco e della cosmesi; conosce la morfologia del viso e le basi del trucco – correttivo e di abbellimento – ma anche la storia e la simbologia del make-up nelle differenti epoche storiche.

Questa/o professionista, inoltre, è in grado di applicare le tecniche più innovative del make-up ad ambiti come il cinema, il teatro, la moda, la fotografia e la televisione; perché gli sbocchi legati a questa professione sono tanti e alcuni fra questi strizzano l’occhio ad aspetti decisamente creativi. Come il trucco legato ad effetti speciali ed eventi spettacolari. Il make-up che precede la Zombie Walk ne è un esempio. Nata negli Stati Uniti agli inizi degli anni Duemila e giunta in Italia in tempi più recenti, questa parata raduna periodicamente zombie, cacciatori e appassionati, decisi a terrorizzare le vie delle città di tutto il mondo. Abbiamo parlato di trucco, effetti speciali e Zombie Walk con Oriana Cauli, truccatrice trentenne, barese trapiantata a Bologna e vincitrice nel 2014 del concorso nazionale Best Make-up, indetto dall’Accademia Nazionale del Cinema.

Partiamo dalla fine. Può spiegare brevemente cos’è una Zombie Walk e qual è il significato che essa ricopre?
Una Zombie Walk è un evento pubblico dove persone appassionate della tematica zombie si vestono, truccano e recitano come tali, camminando insieme lungo un percorso prestabilito, in mezzo alla gente. Vista la natura horror di questa manifestazione è premura dello staff mettersi precedentemente in contatto con gli enti competenti (comune, vigili urbani e questura), in modo da evitare un procurato allarme e concordare il percorso. L’evento è pubblico, gratuito ed aperto a chiunque voglia partecipare; è pensato come un momento di aggregazione fra gli amanti dell’horror, ma sono i benvenuti anche semplici curiosi o chi ha voglia di passare una serata fuori dall’ordinario, purché nel rispetto della sicurezza propria e degli altri.
Come si arriva a lavorare per la Zombie Walk e cosa significa per una truccatrice arrivarci?
Arrivare a truccare per la Zombie Walk per me è stato un percorso graduale. Quando ho partecipato all’evento per la prima volta avevo appena terminato un primo corso di make-up, durante il quale non avevo ancora affrontato gli effetti speciali. Le mie conoscenze a riguardo, quindi, erano ancora limitate a ciò che avevo imparato attraverso i tutorial su YouTube, la ricerca personale, la curiosità e qualche libro. Ho dato la mia disponibilità come truccatrice e mi sono presentata all’ora e nel luogo stabilito dallo staff, con il mio valigione di trucchi. Mi si è aperto un mondo. Credo di avere lavorato dalle 14 alle 20 senza neppure una pausa bagno o acqua e le ore per me sono voltate. Ho partecipato poi anche alla parata, come zombie, e solo i lividi che mi sono ritrovata su ginocchia e sui gomiti il giorno dopo possono testimoniare quanto mi sono divertita. I miei lavori sono piaciuti, quindi ho continuato a restare in contatto con il gruppo. Nel frattempo ho iniziato a frequentare un’altra scuola di make-up, L’Accademia Nazionale del Cinema e dello Spettacolo di Bologna, dove sono venuta a contatto con gli effetti speciali in modo molto più professionale.

L’anno successivo sono stata ricontattata dallo staff per partecipare come truccatrice, ma anche alla parata, questa volta come cacciatore! Di lì in poi è stato un susseguirsi quasi naturale degli eventi: i miei lavori sono migliorati sempre di più i contatti con Jana (l’organizzatrice dell’evento, ndr) erano sempre più frequenti. Ci incontravamo anche per altri eventi, come serate di animazione nei locali, festival horror a Mirabilandia, ecc. Da truccatrice del gruppo sono quindi passata a fare parte dello staff: attualmente siamo in quattro; io e la mia collega Katia Nanni, responsabili del Reparto Make-up, gestiamo i vari eventi e gli altri truccatori. Si tratta senza dubbio di una grande soddisfazione: significa che veniamo apprezzate sia come truccatrici che come organizzatrici, ma anche per l’impegno profuso (mesi e mesi di tempo), affinché fili tutto liscio e senza intoppi.

Qual è secondo lei il valore che la società attribuisce al trucco, sia in termini tradizionali che scenici e com’è cambiata di conseguenza l’utenza negli ultimi anni?
Il significato del trucco è molto diverso oggi rispetto a quanto avveniva in passato. Con il susseguirsi delle epoche la sua valenza si è modificata e il suo significato è mutato. Oggi potrei dire che non è solo un metodo di abbellimento, magari al fine di incarnare la donna perfetta e “cercare marito”, come poteva accadere negli anni Cinquanta. Il trucco è diventato un metodo di espressione del sé, un termometro umorale, come l’abbigliamento, il colore o il taglio dei capelli: il trucco esprime come ci sentiamo e spesso ci aiuta a darci la carica, a piacerci di più. Viviamo in una società e in un periodo storico in cui l’aspetto è fondamentale. Personalmente non lo trovo giusto, in quanto mi sento molto a disagio con tutte le estremizzazioni. Oggi la donna si trova quasi costretta a doversi schierare nella fazione della velina, bella e vanesia, o della studiosa, non curante del suo corpo e intelligente. Trovo che ignorare il proprio corpo, così come ignorare la propria mente siano due grossi sbagli.

L’equilibrio sarebbe l’ideale: “per ogni libro, un trucco”! Inoltre, per molti anni il trucco era stato una prerogativa dell’alta società, delle attrici e delle ballerine; con il tempo, però, si è diffuso anche a tutte le altre classi sociali e a tutte le età. Oggi i video tutorial sono alla portata di tutti, quindi è più facile apprendere tecniche o avere pareri sui prodotti. Certo, non sempre coloro i quali girano video tutorial sono truccatrici o truccatori e non tutte le tecniche sono esatte; oltretutto, sapere truccare se stessi è una cosa completamente diversa dal sapere truccare gli altri. Infine, soprattutto quando si parla di tutorial di effetti speciali, è molto pericoloso utilizzare determinati prodotti senza cognizione di causa, in quanto si può andare incontro a irritazioni, allergie o peggio.

Quali sono le opportunità attuali e le potenzialità future della professione?
La professione del make-up artist non è stata risparmiata dalla crisi economica in Italia. Al contrario, un po’ come altre professioni nell’ambito artistico (il fotografo, il disegnatore, il grafico) ha subito un arretramento tragico. Prima delle scuole di trucco ho frequentato l’Accademia di Belle Arti di Bologna, il corso di Fumetto e Illustrazione e mi sono specializzata in Linguaggi del Fumetto: ho molti amici, colleghi e conoscenti in questo campo e mi è possibile parlare a riguardo. Oggi c’è la pessima abitudine di ritenere che chiunque faccia questo genere di lavoro non lavori davvero; ci sentiamo dire in continuazione “Tanto fai quello che ti piace”, “Tanto ti diverti”, “Tanto impieghi cinque minuti, tu sei bravo”. Pagine Facebook come Ti pago in visibilità affrontano questo argomento scabroso, con tanto di testimonianze e screenshot. Le offerte di lavoro gratuito fioccano da ogni dove, ma la cosa più tragica è che c’è tanta gente che risponde a quegli annunci, facendo così collassare il mercato.

Chi davvero vive con questo genere di lavori ha alla spalle studi, ricerca, un portfolio, prodotti professionali, ma si trova bloccato fra la voglia di lavorare e il giusto rispetto per se stesso e per il proprio lavoro, che gli impedisce di svendersi. Una vera truccatrice, probabilmente, ha frequentato una scuola da svariati migliaia euro, è a conoscenza di tecniche di trucco, norme igieniche e ha una valigetta di prodotti che, non scherzo, contiene dalle 2.000 euro in sù. La mia ne contiene più di 6.000, dato che lavoro anche con effetti speciali. Ecco perché, è molto difficile rispondere sulle potenzialità attuali e future della professione. La mia speranza maggiore è che ci sia presto un cambio di rotta circa la valutazione del lavoro artistico in Italia e una conseguente ripresa dell’economia, non solo in questo campo.
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Tre consigli a chi vorrebbe lavorare come truccatrice (o truccatore) e intraprendere quindi la sua stessa professione.
I consigli che vorrei dare a chi vuole intraprendere questa professione sono di varia natura. In un primo momento sarei quasi tentata di convincerli a desistere a causa dell’attuale situazione in Italia: fare il truccatore o la truccatrice non è una professione che permette di vivere. Mi rendo però conto, e avendolo sperimentato sulla mia pelle, che chi ha un’indole artistica non può far altro che inseguire il proprio sogno e buttarcisi anima e corpo. Quindi se davvero la vita da “artista” povero non spaventa, forse si è abbastanza folli per intraprendere questo lavoro. Il primo consiglio che vorrei dare è frequentare una scuola seria. Ne fioccano come funghi, ma la metà vale meno di zero. È fondamentale informarsi sul programma, sulle ore, sul numero di lezioni, sul tipo di prodotti messi a disposizione e su chi tiene questi corsi, su cosa ha fatto per diventare qualcuno in grado di insegnare.
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Il secondo consiglio è comportarsi come spugne: guardare sempre, guardare chiunque, guardare ogni dettaglio del lavoro altrui. Informarsi, navigare per il web in cerca di ispirazione, non fossilizzarsi su uno stile e non convincersi mai di sapere abbastanza. Ci sono sempre nuovi metodi, nuovi materiali, nuove tecniche, trucchi o idee che si possono apprendere. Prepararsi, infine, alla spesa da sostenere, perché inseguire il sogno va bene, ma per concretizzarlo occorrono soldi per una buona scuola e della buona attrezzatura. Per chi è alle prime armi, lavorare in un negozio di make-up può essere una palestra incredibile! Ho lavorato per alcuni anni con diversi marchi e ho imparato tantissimo truccando le mie clienti: donne di ogni età (anche qualche uomo), di ogni etnia, con pelli di ogni tipo. Il consiglio finale è perseverare. La strada è tutta in salita ma quando arriveranno le soddisfazioni ne sarà valsa la pena.



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