Lavorare come cheerleader: dall’America, all’Italia?

Lavorare come cheerleader, in California si discute una legge sul riconoscimento dello status di lavoratrici alle "ragazze pon pon".

Lavorare come cheerleader? In America si può! Le bellissime ed atletiche ragazze che curano la coreografia delle proprio team e supportano le varie squadre di football potranno presto dire di svolgere questa attività proprio come una professione vera e propria e non solo un hobby. Fare la cheerleader diventerà infatti un lavoro a tutti gli effetti con diritti e doveri per chi, dal 2016, vorrà lavorare facendo qualcosa che ama realmente e per cui ha deciso di fare qualche piccolo sacrificio a discapito della vita privata ed in concomitanza con gli impegni scolastici.


A stabilire tutto ciò, rivoluzionando il mondo delle cheerleader, è un disegno di legge californiano, della cui stesura si è occupata Lorena Gonzalez, che stabilisce che le ragazze che si occupano delle coreografie e del supporto delle varie squadre debbano essere assunte come dipendenti dai vari team ed avere un minimo salariale, la possibilità di rimborsi spesa per le varie trasferte e per le spese effettuate per creare coreografie ad hoc sempre nuove ed originali, ma anche gli straordinari pagati.

Lavorare come cheerleader: dalla California con furore

Chi potrà godere di questo cambiamento e lavorare veramente come cheerleader realizzando così un sogno? Per ora pare che il disegno legge, che entrerà in vigore il prossimo anno, riguardi solamente il campionato Nfl, (la National Football League), la maggiore lega professionistica di football americano. Come mai tutto ciò? Secondo quanto riportato dall’Huffington Post americano la Gonzalez si è mossa a tutela di una vera e propria professione che andava regolamentata annunciando, e sottolineando come questo sia solo un primo passo, che: “La legge protegge le cheerleaders in California, ma questo è un problema a livello nazionale. Non avremmo mai tollerato imbrogli alle lavoratrici in qualsiasi altro posto di lavoro. In Nfl non dovrebbe essere diverso”.

Solo un anno fa le cheerleader della squadra di football di Oakland hanno fatto causa alla società sportiva accusandola di non aver pagato loro tutte le ore di lavoro svolte e costringendole ad affrontare di tasca propria molte delle spese. L’avvocato delle cheerleader pronte ad incrociare le braccia e a non agitare più i pon pon aveva detto: “è come se i Raiders ritenessero che le leggi in difesa dei lavoratori della California non vadano applicate alle cheerleader”, ma dal 2016 tutto ciò non potrà più succedere. Come non dovrà più accadere che una cheerleader non utilizzata per l’esibizione durante la partita, debba rimanere comunque a disposizione della squadra e ritenersi comunque impegnata nonostante, per poi, vista la mancata esibizione, non venire nemmeno pagata.

E In Italia? Il chearleading non è un’attività così diffusa come in America, ma esistono alcune realtà in grado di soddisfare appassionati e curiosi. Una di queste può essere il tryout di Milano Cheers, oppure l’ingresso nella squadra dell’Università San Raffaele di Milano, o della Statale della città meneghina. Altre realtà si possono conoscere attraverso la Federazione Italiana di Cheerleading e la Federazione italiana cheerlading e cheerdance. Nonostante l’esistenza di alcune realtà, però, vista ancora la scarsa diffusione, pare difficile che in Italia si possa ipotizzare a breve la trasformazione dell’attività di cheerleader in un vero e proprio lavoro.




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